Tutto in una notte L’Udinese è pronta a scrivere la storia

Cosmi: «Portoghesi più bravi in attacco. Ma possiamo farcela». E come portafortuna paga la trasferta a 50 compaesani: «L’avevo promesso»

Andrea Fanì

Oggi è il giorno. Una città, una squadra, una terra (il Friuli), stamattina si sono svegliate con una certezza. Che oggi è il giorno. Oggi l’Udinese se la gioca con lo Sporting Lisbona: come sempre succede nel calcio, due squadre hanno lo stesso obiettivo. In questo caso, si chiama Champions League. Chi vince entra nell’Europa che conta, chi perde entra nell’Europa che conta un po’ meno: la coppa Uefa.
Udine ha un buco nello stomaco, da studente prima dell’esame. Udine non si scompone troppo, che da queste parti non si usa, ma l’aria profuma di grande evento, persino lo stadio appare diverso (e l’adeguamento delle curve ai criteri Uefa non c’entra), e la gente non resta indifferente.
Che alla gente quel tipo con il cappellino sempre calato in testa piace. È uno sincero, a volte brusco, abituato a lavorare sodo: è umbro, ma sembra di qui. Il tipo con il cappellino sempre calato sulla testa è Serse Cosmi. Se deve parlare preferisce partire dagli umori, che lui, da sanguigno qual è, sugli umori conta molto: «La gara ha il suo peso, ma mi fido dei miei ragazzi, sento l’ambiente carico, sento la tensione giusta, anche in città». La partita delle partite per i bianconeri: «Saremo intelligenti, anche se sarà una sfida diversa da quella dell’andata. Loro devono fare gol». Contro un avversario temibile: «Li abbiamo studiati molto, ora è più agevole affrontarli, anche se sul piano tecnico sono superiori». Appunto, la pioggia di ieri su Udine offre uno spunto: «Ci sarà il campo bagnato, forse sarà avvantaggiata la formazione più tecnica. Loro sono pericolosi davanti, ma non molto più di noi».
Sporting più tecnico, ma anche polemico. Dopo l’andata (1-0 per i friulani con rigore di Iaquinta), si sono lamentati del gioco all’italiana – leggi spudoratamente difensivista – dei bianconeri. Replica, all’italiana: «Ci hanno costretti a fare quel gioco, e a me non va di tirare avanti la polemica. Noi a Lisbona abbiamo avuto le occasioni migliori, oltre al gol regolare annullato a Di Natale. Non dico altro». Altro, invece, hanno detto i portoghesi: la terna arbitrale ha condizionato la gara (leggi ha regalato la partita agli italiani). Altra replica: «Il rigore per noi era sacrosanto, e i fuorigioco segnalati in occasione dei gol dello Sporting pure. Sono preoccupato per le loro doti di cascatori in area, non voglio pensare cosa potrebbero fare con il campo viscido».
Basta. Guardiamo avanti. Che oggi è il giorno: «La pressione si fa sentire, ma a Genova ho vissuto tensioni notevoli. Un po’ sono abituato». Detto tutto, resta solo la formazione: «Non la rivelo, non voglio lasciare il minimo vantaggio allo Sporting». Pazienza: proviamo a improvvisare. Il trequartista (Di Natale), all’andata, ha dato i suoi frutti. Ma una linea di centrocampo a cinque (dentro Vidigal, fuori Barreto, Di Natale avanzato) garantirebbe – in teoria, la palla resta tonda – maggiore copertura. Soluzione? Non c’è, anche questo è il bello delle sfide importanti.
Nota: Cosmi aveva scommesso con i suoi concittadini di Ponte San Giovanni (Perugia) che se avesse mai allenato una squadra in Champions, preliminari compresi, avrebbe pagato biglietto-vitto-alloggio a tutti. Stasera 56 di loro saranno allo stadio, mangeranno in un buon ristorante e dormiranno in un ottimo albergo. A spese di Serse.
Nota due: Valerio Bertotto, a Lisbona ferito alla testa dopo uno scontro di gioco con Garcia, ha un ringraziamento da fare. «Ai medici del pronto soccorso di Lisbona, è grazie a loro se domani (oggi, ndr) potrò giocare». Lo farà con un «turbante» sul capo.
Dallo Sporting: Peseiro ha le idee chiare. «Credo che l’Udinese giocherà molto chiusa, quindi bisognerà scegliere una strategia adeguata. Una cosa è certa, dobbiamo segnare». Giusto. Anderson Polga, dopo l’esclusione per motivi disciplinari, è stato frettolosamente reintegrato. La posta è troppo alta. Dentro anche i capricciosi, purché bravi.