È tutto oscuro: la notte della «Repubblica»

È tutto molto oscuro. In questi giorni, a Repubblica, devono sentirsi come al Polo Nord in pieno dicembre: gelati e senza sole (a parte le sòle d'avanzo). C'è il network oscuro, l'oscura ragnatela, la rete oscura, il patto oscuro, la commistione oscura e l'oscuro agglomerato. E soprattutto c'è l'oscura P2. Se non fosse così oscura ci spiegherebbero anche che cos'è, ma per il momento, al riguardo, dobbiamo accontentarci: pure loro ci vedono meno chiaro di Steve Wonder in fondo a un pozzo. Tanto nero e molto ombre. Non sarà che in redazione hanno dimenticato di accendere la luce?
Guardate che è una roba seria, mica si scherza: chiamate un oculista. O quanto meno un elettricista. Siamo preoccupati: non ci vedono più. Sono accecati (dall'ira?). Oddio, non che finora ci avessero visto benissimo, ma se non altro ci ripetevano all'infinito la limpida lezione dell'illuminismo: Diderot e D'Alambert, la razionalità, l'esprit scientifico e Voltaire. Adesso, invece, i lumi si sono spenti. Eccome: è tutto così oscuro che in confronto l'antro di Polifemo è un negozio di lampadari.
Per spiegare tanta oscurità non si possono che fare delle ipotesi, naturalmente si tratta di ipotesi al buio. A) Potrebbe essere uno degli effetti più pericolosi della catastrofe climatica, non a caso denunciata a gran voce nei mesi scorsi proprio da Repubblica: il Circolo Polare Artico si è sciolto ed è scivolato dal Grande Nord a largo Fochetti portando con sé sei mesi di buio totale. B) La crisi energetica ha mandato in tilt la centralina di redazione generando un pericoloso black out. C) I giornalisti del quotidiano non si sono ricordati di togliersi i paraocchi.
Di fatto il risultato è cupo come l'umore di Visco: tutti gli articoli brancolano nel buio. Pare che il direttore, preoccupato che troppa tetraggine nuoccia alle vendite, stia pensando di contingentare l'uso dell'aggettivo oscuro: un euro di multa ogni volta che lo si usa. Solo con gli articoli di D'Avanzo, è stato calcolato, si accumulerebbe un tesoretto sufficiente per risanare i conti pubblici. O, in alternativa, per riparare l'impianto elettrico della redazione.
I vecchi cronisti ricordano con un filo di nostalgia le pagine riempite a suon di «servizi segreti deviati», e invitano i giovani a cavalcare allo stesso modo il network oscuro. «Se non ci capite nulla meglio», insistono. «Dite che qualcuno vuole coprire la verità con il buio, e il buio fa sempre paura». Le giornaliste mamme concordano, pensando ai loro bambini. E allora si chiedono: «Dobbiamo tirare fuori anche l'Uomo Nero? Il Lupo Cattivo? La Strega della Notte?». Si attende risposta da D'Avanzo, che pare si sia perduto nell'oscurità fra la sua scrivania e la toilette. Un altro vicolo cieco.
Colpa del conglomerato oscuro, naturalmente che oscura tutto quello che c'è da oscurare. Persino le previsioni del tempo, su Repubblica, non lasciano spazio al sereno: c'è un oscuro conglomerato di nuvole che impedisce a giugno di essere estate. Per non dire delle pagine dello spettacolo: l'oscura ragnatela impedisce alle stelle dello showbiz di brillare. Come rimediare? Un incontro con Dio? Una serata in Via Veneto? O forse basta leggere, per una volta le carte del caso Visco? In fondo, si sa: a volte per chiarire tutto basta documentarsi con calma. E soprattutto, senza perdere il lume della ragione.
Mario Giordano