"Tutto a posto". Oggi il nuovo governo

Berlusconi: &quot;Stamattina chiudo questo risiko e cominciamo a lavorare sulle cose concrete&quot;. Incarichi in vista per Giovanardi e Rotondi, posti ormai sicuri per Fitto e la Carfagna. Calderoli farà il taglia-leggi.<strong><a href="/a.pic1?ID=259706" target="_blank"> Vertice con Napolitano sulla Giustizia</a></strong>

Roma - «Tra stasera e domattina chiudo questo risiko e poi iniziamo a lavorare sulle cose concrete. Queste procedure sono davvero troppo lunghe. Qui è tempo di governare e di decidere». Silvio Berlusconi, parlando al telefono con uno degli alleati minori confluiti nel Pdl, si lascia andare a un pizzico di stanchezza e di disappunto per una trattativa estenuante, giunta ormai alle battute finali. Poi in serata distilla qualche parola nel segno dell’ottimismo: «Tutto a posto, siamo vicini a una soluzione». Che il lavoro sia complicato lo rivela la battuta concessa ai giornalisti durante una breve pausa: «Sono scappato, mi fumava il cervello».

L’identikit del nuovo governo, in ogni caso, si va ormai componendo. E le varie caselle disegnano il profilo di un esecutivo che sarà composto da uomini affidabili e stimati dal premier, con i quali sarà possibile tenere alta la velocità di crociera. Il primo punto fermo è che non ci sarà alcun allargamento della squadra e non si procederà ad alcun esercizio di spacchettamento e di moltiplicazione degli incarichi. Il secondo è che sarà introdotta una figura nuova: quella del «taglialeggi», incarico che sarà appannaggio di un uomo abituato a non guardare in faccia a nessuno come Roberto Calderoli. È lo stesso esponente leghista a rivelare la sua nuova destinazione. «La Lega - annuncia Calderoli - avrà due ministri con portafoglio e due senza portafoglio. Abbiamo chiuso l’accordo con Berlusconi e uno dei due ministeri senza portafoglio sarà una novità». In realtà ancora non è chiaro se si tratterà di un incarico da ministro oppure da viceministro alle Riforme. La decisione potrebbe prenderla lo stesso premier in queste ore.

Il compito dovrebbe comunque essere quello di semplificare il corpus normativo, ovvero le oltre ventimila leggi dello Stato e le decine di migliaia di regolamenti. Una sorta di ministero «per la semplicità», per dirla con Calderoli. Gli altri nomi dovrebbero essere quelli di Maroni all’Interno e Zaia all’Agricoltura, con Castelli viceministro alle Infrastrutture. Numeri confermati da Bossi, che sottolinea che la Lega e An potrebbero avere lo stesso numero di ministri con portafoglio (due) e senza portafoglio (due).

Ci sono, poi, altre quattro novità quasi acquisite. Innanzitutto quella di Carlo Giovanardi ministro per l’Attuazione del programma, con la delega sulla droga. Per Giovanardi - ex esponente dell’Udc che nel precedente governo Berlusconi era stato ministro per i Rapporti con il Parlamento già con delega alla droga - si tratterebbe quindi di un ritorno a una tematica a lui molto cara. In qualità di ministro per l’Attuazione del programma potrebbe coordinare le politiche sulla tossicodipendenza, come già fece quando era titolare dei Rapporti con il Parlamento. La seconda novità riguarda la nomina pressoché certa di Raffaele Fitto agli Affari regionali. La terza quella di Mara Carfagna alle Pari opportunità, con una delega possibile anche sulla Famiglia. Infine Gianfranco Rotondi appare vicino al traguardo del ministero degli Affari sociali.

Restano da sciogliere due nodi: quello della Giustizia e quello del Welfare. Caselle strettamente intrecciate con il «pacchetto compensativo» che verrà offerto ad Alleanza nazionale. Per l’incarico di Guardasigilli, nonostante qualche perplessità quirinalizia, il nome in pista resta quello di Angelino Alfano. Per il Welfare risalgono le quotazioni di Maurizio Sacconi, anche se resta in pista Stefania Prestigiacomo. Alleanza nazionale, invece, incasserà due ministri con portafoglio (Infrastrutture e Difesa) e due senza portafoglio che potrebbero essere le Politiche comunitarie per Adriana Poli Bortone e le Politiche giovanili per Giorgia Meloni. Un ministero, però, potrebbe finire a un dirigente di peso come Andrea Ronchi che il partito aveva candidato con decisione e convinzione al Welfare. Se quest’ultimo diventasse ministro fuori potrebbe restare una delle due donne aennine. Ci saranno poi tre viceministri «pesanti» a Interno, Commercio estero e Welfare. Ieri un vertice notturno a Palazzo Grazioli tra Matteoli e Berlusconi ha definito l’accordo «compensativo» attraverso il quale An libera il Welfare. Oggi invece Fini scioglierà le riserve sui nomi dei viceministri; i rimanenti dettagli saranno risolti nell’ultimo sprint verso il traguardo governativo.