Tutto come previsto La Primavera arabadà l'Egitto agli imam

I risultati ufficiali arrivano a quattro giorni dall'anniversario della rivoluzione del 25 gennaio. E i numeri non riservano sorprese

In Egitto, i risultati ufficiali della prima parte del lungo processo elettorale iniziato a novembre sono arrivati a soli quattro giorni dall'anniversario della rivoluzione del 25 gennaio. I numeri rivelati dalla commissione elettorale nazionale raccontano senza sorprese il robusto successo non soltanto dei Fratelli musulmani. I partiti islamisti hanno conquistato il 70% dei seggi della Camera bassa, spingendo la primavera araba dei giovani e dei movimenti laici e liberali di piazza Tahrir in un ristretto angolo del Parlamento e confermando una tendenza già iniziata in Tunisia, dove alle urne ha vinto il partito islamico moderato Ennahda.

I Fratelli musulmani, da sempre l'opposizione più organizzata, hanno ottenuto il 47,18% dei voi, conquistando 235 dei 498 seggi dell'Assemblea popolare. Il nuovo presidente dell'Assemblea, Mohammed Saad Al Katatny, si è dimesso ieri da segretario del partito Giustizia e Libertà, espressione politica dei Fratelli musulmani, per assumere la nuova carica. La vera sorpresa, però, è stato il risultato di Al Nour, partito dei salafiti, musulmani ultraconservatori: A loro vanno 121 seggi.

Il primo dei partiti laici e liberali ad arrivare dietro ai movimenti religiosi non è neppure un movimento originato dalla rivoluzione, ma è uno dei gruppi più antichi della politica egiziana: lo storico Wafd - che nei decenni di dominio del Partito nazional democratico di Hosni Mubarak era diventato un guscio vuoto - ha ottenuto il 9%. Il Blocco egiziano, una coalizione di partiti rivoluzionari, ha preso soltanto il 7%. Il resto delle forze rivoluzionarie, che a gennaio 2011 hanno riempito piazza Tahrir fino alla caduta del rais Hosni Mubarak, resta quasi senza voce. La rivoluzione della piazza, la primavera araba, non ha saputo tradursi in vittoria elettorale e ha aperto la porta al successo dei gruppi islamisti, più organizzati e con un'esperienza politica e sociale più robusta.

A preoccupare gli osservatori occidentali ma anche gli egiziani più laici, il fatto che a febbraio, al termine delle elezioni della Camera Alta, sarà un Parlamento a maggioranza islamica a eleggere un consiglio di 100 membri che si occuperà di scrivere le nuova Costituzione.
Le capitali internazionali si stanno già adattando al nuovo ordine. In una prima assoluta per la regione, pochi giorni fa Ann Peterson, ambasciatore americano in Egitto, ha incontrato Mohammed Badie, Guida suprema dei Fratelli musulmani. Venerdì, in televisione, Badie ha chiamato all'unità nazionale, chiedendo a tutti gli egiziani di partecipare alle celebrazioni che i militari stanno organizzando per il 25 gennaio. Le forze giovanili rivoluzionarie, però, si oppongono alla parata militare. Per 56 movimenti e gruppi politici, mercoledì l'appuntamento sarà ancora una volta a piazza Tahrir, per portare avanti quella che considerano una rivoluzione incompiuta.