Tutto è pronto a Bormio per far sciare stelle e turisti

Fidatevi dei campioni: se ci tornano almeno una volta l'anno, hanno ragione loro. Stelvio, cara "Stelvio". Così si chiama al femminile la pista su cui ogni anno si disputa una delle discese libere più maschie e mozzafiato della coppa del mondo di sci alpino. Gentile il nome, forte il carattere: il suo tracciato, di 4 km, ha stregato (e fiaccato) i campioni che da sempre cercano di incorniciare nel curriculum una vittoria su questa pista. A parte i podi di Peter Runggaldier, Werner Perathoner, Kristian Ghedina e Peter Fill, solo Alberto Tomba e Deborah Compagnoni furono in grado di vincere, nel 1995, su questa pista, ma in gigante, la loro specialità. Da allora i tifosi del Belpaese hanno dovuto attendere il 2008 per festeggiare Cristoph Innerhofer, primo azzurro a salire sul gradino più alto del podio della Stelvio.
La magia si ripeterà fra undici giorni, il 29 dicembre, e non c'è migliore occasione per scoprire Bormio, questo scampolo delle meraviglie in Alta Valtellina. La chiamano La magnifica terra e fino a Natale, per chi pensasse a una vacanza last minute, ci sono anche sconti del 25-40% sugli skipass e sul soggiorno. Il sito bormio3.it permette di creare sartorialmente la propria vacanza verificando l'effettiva disponibilità negli alberghi anche nei giorni di gara, dove si può spuntare una camera doppia a partire da 70 euro.
Ad attendervi, fra quota 3012 e 1225, oltre 50 km di piste di cui la metà a innevamento programmato, uno snowpark per le acrobazie sulla tavola da surf e 37 km per lo sci di fondo, sparsi fra Val Viola con i boschi intorno a baita Noa e la piana di Bormio con la pista Alù. Intelligenti anche gli skipass calibrati su voglie e desideri diversi: si può sciare solo per due ore spendendo 19,50 euro, oppure sciare al mattino fino alle 13 con 25,50 euro. Poi si può restare in quota in una delle baite che trapuntano le piste e scendere a valle proprio lungo la Stelvio nel tardo pomeriggio. Oppure al contrario, con la stessa cifra, si può scegliere di sciare dalle 12,30 col pomeridiano. Il giornaliero intero costa invece 35 euro, ma dal 16 gennaio chi prenota 7 giorni in hotel lo avrà gratis oltre a godere di un 15-20% di sconto sulle lezioni di sci.
Intanto però i maestri delle scuole - Contea, Nazionale, Anzi ed alta Valtellina - (un'ora di lezione 40 euro) danno appuntamento a tutti per il 31 dicembre quando si terrà la fiaccolata di fine anno, seguita dai fuochi d'artificio. Le torce e la magia della notte vi guideranno anche lungo il Muro di San Pietro, fra i più ripidi e spettacolari della stessa gara di coppa: gli atleti lo passano in volo, saltando, voi inchiodate gli spigoli a terra e nel buio della notte vi sembrerà comunque di volare.
Per il dopo sci a Bormio il pensiero corre immediatamente alle terme, apprezzate già dai Romani, da Leonardo e da Ludovico Il Moro che, pur avendo a disposizione le stesse nove fonti termali di oggi, non potevano ovviamente contare sulle tre declinazioni di impianti in cui le preziose acque sono oggi incanalate: Bagni Vecchi, Bagni Nuovi e Terme di Bormio. I primi due impianti, riservati agli adulti, si snodano in un parco alle pendici del Monte Braulio, vantano due hotel, uno abbarbicato sulla roccia, l'altro in stile liberty (info bagnidibormio.it, 0342.910131, 43/45 euro per il giornaliero) e garantiscono due centri termali in uno, fra moderne tinozze immerse nella neve e antichi sudatori scavati nella roccia. Il terzo impianto è poco fuori dal centro ed è perfetto (bormioterme.it , 0342.901325, 23 euro prezzo giornaliero, possibilità di entrata a ore) per le famiglie, oltre che meno caro.
Il dopo sci di Bormio non passa solo dall'acqua o dallo shopping nel budello di via Roma, ma segue anche le vie dell'arte: delle torri che profilavano il borgo, oggi restano quella delle Ore e degli Alberti entrambe del XV secolo, poi la piazza del Kuèrc che prende nome dal loggiato trecentesco che come un coperchio appunto, proteggeva lo svolgersi della vita giuridica. Una chicca: a Cepina, da ammirare gli affreschi settecenteschi di Alessandro Valdani che spuntano dietro la cancellata dell'ossario, nel frattempo svuotato.