La tv adesso fa da traino al teatro

Sulla scena rivivono le ansie e le paure dei trentenni in crisi di «responsabilità»

Michela Giachetta

Da «Distretto di polizia» a un addio al celibato. Sembra un salto enorme, ma Giampaolo Morelli (il carabiniere Davide Rea della fiction di Canale 5) non si è scomposto e ha deciso di farlo, quel salto. Fino al 29 gennaio sarà al teatro de’ Servi con la commedia Gino non si tocca più, scritta dallo stesso Morelli assieme a Gianluca Ansanelli, inviato delle «Iene». Storie d’amore moderne, vissute fra ironie e risate liberatorie. È questo il tema della pièce che sei giovani attori portano in scena, accompagnati dalle musiche di Enrico Silvestrin. Cercando di trovare delle risposte ad alcuni interrogativi: esiste l’amore eterno? E se sì, quanto dura? È vero che le donne hanno una doppia personalità? E soprattutto: è normale litigare con entrambe? Se l’uomo prima del matrimonio è incompleto, è lecito affermare che dopo il matrimonio è finito?...
Quante domande...
«È tipico delle storie moderne avere molti punti interrogativi».
Come sono queste storie d’amore moderne?
«Confuse, come le nostre vite. Guido ama Giulia ma non lo sa, Armando ama Roberta, Roberta pensa di fare sesso con Guido e Niky tradisce Marta. Ma Gino si deve sposare. E così i suoi amici gli organizzano una festa per l’addio al celibato. Tre giovani uomini e tre giovani donne, legati tra loro da vincoli di amicizia, sesso, amore in un incontro carico di tensioni, che offre lo spunto a tutti per riflettere sulla condizione di single, di coppie, di traditi e di traditori».
Qual è il suo ruolo?
«Io interpreto Guido, un ragazzo imbranato, pasticcione, che balbetta e che ha sempre vissuto di fantasia, di storie d’amore immaginate, finché non si innamora di una donna vera, Giulia (Elena Cucci, ndr), che lo costringe a uscire fuori da quelle fantasie per tuffarsi nella realtà».
È un bel salto...
«È il salto che lo costringerà a crescere, a prendersi della responsabilità».
Bisogna innamorarsi per assumersi delle responsabilità?
«I trentenni di oggi vivono in una sorta di limbo. Si sentono troppo grandi per stare in casa con mamma e papà, ma ancora troppo giovani per costruire una famiglia propria. Innamorarsi può costituire l’incentivo per fare una scelta».
È questo il messaggio della commedia? Che bisogna fare una scelta, in un certo momento della vita?
«Non c’è un vero e proprio messaggio. C’è un invito a porsi delle domande, ad accettare la confusione tipica di questa generazione».
La generazione precedente non viveva momenti di confusione?
«I nostri genitori vivevano ruoli ben definiti, il che dava una mano nello svolgimento della vita quotidiana. Oggi non è più così. Oggi ci sono donne che corteggiano e uomini che vengono corteggiati. Mariti che vogliono donne in carriera, salvo poi lamentarsi della loro scarsa presenza a casa. Nulla è più così definito».
Lei torna a teatro, dopo il successo ottenuto con «Distretto di polizia». È un caso o una scelta?
«Penso sia un caso: questa idea l’avevo nel cassetto da tempo. Avevo voglia di tornare in teatro, dopo anni, di sentire il pubblico davanti a me, mentre recito. Ma sono consapevole del fatto che se oggi il teatro è pieno è anche merito della popolarità avuta con il carabiniere Davide Rea».
Continuerà sulla strada del teatro?
«Il prossimo lavoro sarà quello di scrivere una sceneggiatura per un film con il soggetto di Gino non si tocca più. Intanto a marzo uscirà nelle sale un thriller da me interpretato e scritto assieme ai Manetti Bros, Piano 17».
Info e prenotazioni: 06.6795130.