La tv contro la mafia Beppe Fiorello: «È una storia d’amore»

Dopo esser stata bloccata per ben due volte, lunedì arriva in prima serata su Raiuno la fiction sull’omicidio di Graziella Campagna. Il protagonista: «Era ingiusto l’ennesimo rinvio»

da Roma

È il destino della fiction ispirata alla cronaca nera. C’è sempre qualcuno che non vorrebbe mandarla in onda. Quello di Una vita rubata (tv-movie sull’assassinio mafioso, il 12 dicembre 1985, della giovane Graziella Campagna) è solo l’ultimo d’una lunga serie di racconti tv il cui tema è troppo legato all’attualità, per non suscitare anche aperte ostilità. «La Rai è stata costretta a rinviarne per ben due volte la messa in onda - racconta Beppe Fiorello - e la cosa non ci stava bene, ma abbiamo sempre accolto la richiesta delle istituzioni. Quando però la pretesa si è ripetuta per la terza volta, non ci è sembrato affatto giusto». Contro il nuovo niet, tre giorni fa si era mobilitato anche un prestigioso gruppo di scrittori e sceneggiatori di fama, firmatari di un appello affinché Una vita rubata vedesse la luce: Furio Scarpelli, Giancarlo De Cataldo, Carlo Lucarelli, Ricky Tognazzi, Vincenzo Consolo. E finalmente lunedì in prima serata, la fiction interpretata da Beppe Fiorello approderà su Raiuno.
Qual era il problema? Diretto da Graziano Diana su sua stessa sceneggiatura, il film tv riporta alla luce il drammatico, e in parte dimenticato caso della giovane siciliana che, lavorando in una tintoria, trovò dentro un paio di pantaloni un documento mafioso che non avrebbe mai dovuto leggere. E che difatti le costò la vita. «Un omicidio che è come una bestemmia - si emoziona il regista Diana - che colpì una ragazza meravigliosa e del tutto innocente. Per saperne di più mi sono recato nel luogo dove avvenne, a Monte Campone; ho conosciuto i familiari di Graziella, e assieme a loro mi sono indignato perché, a ventitré anni dall’accaduto, ancora nessuno ha pagato per quella morte assurda». Due persone sono state infatti condannate in primo grado per l’omicidio; ma poi scarcerate, e attualmente in attesa di appello. L’onda emotiva ha spinto Diana a usare nel film (contrariamente a quanto accade in tutte le fiction desunte da cronaca nera) i nomi autentici dei protagonisti buoni; e probabilmente proprio questo ha suscitato le reazioni che hanno portato ai due rinvii e alla richiesta del terzo. «La verità è che volevano che tutto rimanesse sepolto - afferma Pietro Campagna, fratello carabiniere della vittima (nella fiction appunto interpretato da Fiorello) - due giorni fa i magistrati di Messina hanno fatto l’ennesima richiesta di blocco, ma in tutti questi anni non hanno mai puntato il dito contro gli insabbiamenti. Quando mia madre l’ha saputo ha detto: “Anche col film se la prendono. Ma che male gli ha fatto, la mia bambina?”».
Il film non ha avuto vita facile dal suo nascere. «All’inizio non volevo interpretarlo, temevo i luoghi comuni - racconta Fiorello - ma il vero tema di Una vita rubata è diverso: è il grande amore che unisce fra loro i componenti della famiglia Campagna. Un tema che per fortuna io conosco bene: anche la mia famiglia è molto unita». Non basta: durante le riprese, svoltesi nei pressi del paese d’origine dell’attore, Letojanni, il set si è trovato a pochi passi dal cimitero dov’è sepolto papà Fiorello: «Un’emozione enorme». Interpretato anche da Guia Jelo, Alessio Vassallo e Aurora Quattrocchi, Una vita rubata viene definito da Pietro Campagna «Un sogno. Che finalmente si è realizzato, anche se non mi sembra vero. Io devo ringraziare la Rai: già con Chi l’ha visto? sollecitò la celebrazione del primo processo. Poi col programma di Carlo Lucarelli mantenne alta l’attenzione sul caso. E ora, grazie a Fiorello, fa in modo che Graziella non venga dimenticata».