Tv, l’Europa condanna l’Italia E la sinistra incolpa la Cdl

La Corte Ue accoglie il ricorso dell’emittente Europa 7: «Il vostro sistema di assegnazione delle frequenze non è corretto»

da Roma

L’accesso alle frequenze radiotelevisive in Italia «dovrebbe essere organizzato sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati». Questo il giudizio della Corte di giustizia Ue che ieri si è pronunciata sui quesiti formulati dal Consiglio di Stato. L’organo amministrativo nel 2005 aveva sospeso l’esame del ricorso del network Europa 7 contro le autorità italiane chiedendo un risarcimento perché pur avendo ottenuto nel 1999 la concessione tv non ha mai potuto trasmette su tutto il territorio non disponendo delle necessarie frequenze.
Ieri la Corte ha statuito che «l’assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze a un numero limitato di operatori esistenti è contraria ai principi del Trattato». L’azione legale del gruppo televisivo che fa capo a Francesco Di Stefano ha ovviamente nel mirino il duopolio Rai-Mediaset, ma la sinistra ne ha approfittato per alcune esternazioni demagogiche contro la legge Gasparri e il conflitto di interessi del leader del centrodestra Silvio Berlusconi.
A questo proposito, bisogna ricordare che il caso Europa 7 si origina ben prima dell’avvento della Cdl al governo, ossia alla fine degli anni ’90. Prima una direttiva dell’Authority delle Comunicazioni che prorogava al 2003 lo spostamento di Raitre e Rete4 sul satellite e, infine, la legge 66 del 2001, emanata durante il ministero Cardinale, hanno di fatto rimandato al piano di assegnazione delle frequenze la «migrazione». In tale contesto si è inserita la legge Gasparri che ha allungato la scadenza a fine 2008, termine entro il quale era prevista la totale migrazione al digitale terrestre (il cosiddetto switch-off). Se il ddl Gentiloni fosse diventato legge, per lo switch-off si sarebbe dovuto aspettare il 2012.
Va detto, inoltre, che il Consiglio di Stato, pur dovendo pronunciarsi su una richiesta di risarcimento, aveva chiesto alla Corte Ue se «la pluralità dell’informazione fosse garantita dalla legge Gasparri che fissava un limite di concentrazione collegato a un paniere ampio come il Sic (il sistema integrato delle comunicazioni; ndr)». Ebbene, i giudici del Lussemburgo hanno dichiarato la questione irricevibile.
La palla passa al Consiglio di Stato che dovrà pronunciarsi sulla richiesta di indennizzo. Mediaset ha comunque voluto precisare che la vicenda non ha alcuna ricaduta sui diritti acquisiti. «Il giudizio - si legge in una nota - non può concludersi in alcun modo con pronunce relative al futuro uso delle frequenze. Rete4 è pienamente legittimata, quindi nessun rischio». Il titolo del gruppo di Cologno, dopo un’iniziale flessione del 2,3%, ha recuperato chiudendo con un modesto rialzo dello 0,5% a 5,89 euro. L’imprenditore Francesco Di Stefano, recentemente interessatosi ai destini dell’Unità, ha comunque alzato il tiro. «La nostra richiesta - ha dichiarato a Mf-Dow Jones - è sempre quella di avere le frequenze».
Maurizio Gasparri (An), estensore della normativa attualmente in vigore, chiarisce i contorni della materia. «È sufficiente un emendamento per ottemperare alla procedura di infrazione aperta dalla Commissione Ue nei confronti dell’Italia e rendere il mercato più aperto», dice al Giornale, ma «non si possono legalizzare espropri perché negli ultimi anni chi ha investito ha avuto accesso, basta guardare i casi H3g, Espresso e Sportitalia».
Il centrosinistra, come al solito, ha caricato i cannoni sparando ad alzo zero. «In questi mesi si sono finalmente mossi i primi passi per ripristinare le regole del diritto», ha detto il ministro delle Comunicazioni dimissionario, Paolo Gentiloni. Per il verde Bonelli «il conflitto di interessi è una priorità», mentre Italia dei valori è preoccupata perché «il monopolio condizionerà le elezioni». Pietro Folena (Prc) ha afferrato il pallottoliere e ha iniziato a far di conto: «Se vincesse la destra, l’Italia sarebbe costretta a pagare multe salatissime perché cinque anni di legislatura a 400mila euro al giorno di multa Ue fanno 730 milioni».
Il presidente della commissione Cultura della Camera ha tuttavia evitato di ricordare che, in fase di esame del ddl Gentiloni (quello che avrebbe bloccato Mediaset; ndr), fu approvato un emendamento che avrebbe redistribuito le frequenze liberate da Rete4, Raidue e Mtv. Il beneficiario? Europa 7. Ma è solo un dettaglio.