Tv, Mastella contro il "Capo dei capi"

Dopo lo stop a "La vita rubata", il Guardasigilli attacca lo sceneggiato sul superboss: "Andrebbe sospeso". Mediaset: "La cronaca e la storia non si possono ignorare". Il sindaco di Corleone organizza una marcia: "Il ministro pensi a far funzionare la giustizia o agli effetti dell'indulto"

Roma - Dopo lo stop a "La vita rubata", la fiction sulla storia di Graziella Campagna uccisa a 17 anni perchè testimone oculare involontaria di un delitto mafioso, sospesa per non influenzare il giudice d’appello, nel mirino del Guardasigilli Clemente Mastella finisce anche "Il capo dei capi", la serie di Canale 5 dedicata alla vita di Totò Riina, che si conclude giovedì in prima serata. "Andrebbe sospesa", dice il ministro e scoppia una nuova polemica. "Ma Mastella ha mai visto la fiction?", si domanda il produttore Pietro Valsecchi. Si difende Mediaset: "La cronaca e la storia non si possono ignorare".

E intanto i consiglieri Rai Nino Rizzo Nervo e Sandro Curzi chiedono che "La vita rubata" vada in onda. Ne Il capo dei capi "manca quell’aspetto educativo che rimanda ai valori di una società sana", dice Mastella a Gela. "Il ministro dovrebbe occuparsi di fare funzionare i processi o degli effetti dell’indulto, piuttosto che pensare alle fiction", commenta il sindaco di Corleone, Antonino Iannazzo, che ha organizzato per domani una marcia per testimoniare "come in tanti a Corleone non solo non si riconoscano in Riina, ma lo ritengano un personaggio assolutamente negativo".

Al corteo è atteso anche Daniele Liotti, che nella fiction interpreta la figura inventata di Biagio Schirò, giovane corleonese che diventa poliziotto. Il produttore Valsecchi si chiede come faccia Mastella "a parlare di un inno alla mafia quando tutta la trama del film ricorda anno dopo anno, stagione dopo stagione, tutte le vittime di Cosa Nostra". E conclude: "Per fortuna esiste una tv libera: Canale 5". Batte un colpo anche Mediaset: Il capo dei capi "non fa altro che ricostruire fatti di cronaca con il massimo rigore", è "non solo una fiction di ottima qualità, ma anche un autentico servizio per il pubblico".

A Viale Mazzini, intanto, Rizzo Nervo scrive al direttore generale Claudio Cappon per chiedergli di tornare sulla decisione di sospendere La vita rubata, originariamente prevista per domani sera su Raiuno. "Non può passare il principio - dice - che alla televisione non è consentito raccontare i casi di cronaca perchè potrebbero essere influenzate le indagini o addirittura i processi: sarebbe la morte del racconto di inchiesta in tutti i suoi format televisivi". Anche Curzi parla di "decisione immotivata e comunque precipitosa" e rilancia l’invito al dg a ripensarci, anche perchè immaginare che una fiction possa turbare la serenità dei giudici di Corte d’Assise d’Appello sarebbe "irrispettoso". E il produttore de La vita rubata, Alessandro Jacchia, si chiede quando terminerà il periodo di sospensione: "Dopo l’udienza (il 13 dicembre, ndr)? Dopo la sentenza? Dopo l’avvenuto deposito della sentenza? Dopo l’eventuale ricorso in Cassazione? Oppure, ancora, dopo il deposito della sentenza definitiva? Qual è il criterio? È in ballo un principio delicato, molto più vasto del caso specifico, che riguarda la libertà di raccontare il nostro Paese".

Mentre del caso Campagna si occupa questa sera Chi l’ha visto, ospitando Pietro, fratello di Graziella, torna a polemizzare anche Maurizio Gasparri (An): "Che poteri ha il ministro Mastella sulla Rai, tali da consentire un’autentica censura del film tv La vita rubata?". Il ministro spiega di aver soltanto "fatto da postino rispetto ad una richiesta che veniva dal presidente della Corte d’Appello di Messina. L’ho girata al direttore generale della Rai, al presidente della commissione di Vigilanza e il dg ha preso le sue buone misure".