LA TV ALLA MERCÉ DEI DISTURBATORI

Che mezzo potente la televisione, vero? Quale immenso spiegamento di mezzi per farla funzionare, che sfavillio di potenzialità tecnologiche, di risorse impiegate, di energie economiche profuse. La televisione ci ha fatto vedere lo sbarco sulla luna, e l'attentato al Papa, e le guerre, e tante cose brutte e belle in diretta da ogni parte del mondo. Anche la nostra, la tivù italiana, pur tanto criticata eppure ai primi posti del mondo per abilità organizzative e capacità professionali. Poi però basta un disturbatore qualsiasi, tale Gabriele Paolini, uno che passa i suoi giorni ad agitarsi dietro i cronisti dei telegiornali, ed ecco che la potente macchina televisiva comincia a scricchiolare, e il complesso ingranaggio a incepparsi, e per interminabili attimi sembra che la tivù venga messa in scacco matto da un personaggio petulante e invadente che continua a fare da disturbatore indisturbato senza che nessuno intervenga a fermarlo nemmeno dopo una condanna a suo carico pronunciata da un tribunale. Non solo, ma nonostante siano anni che il Paolini prosegue nella sua opera quotidiana, e se ne conoscano abitudini, vezzi e modalità degli «appostamenti», cronisti e cameramen e persino direttori di tiggì si fanno regolarmente irretire dalla sua prezenza senza aver trovato ancora una reazione equilibrata ed efficace a neutralizzarla. Perché una cosa deve essere chiara: Paolini è prima di tutto un problema di competenza della Polizia, perché disturba un servizio pubblico quale è un tiggì. Ma subito dopo, in seconda battuta, è ormai un problema giornalistico che come tale dovrebbe essere trattato, prevedendone la iattura quotidiana e predisponendo le contromisure come si fa nelle redazioni quando si prevede l'arrivo di qualche evento o notizia da trattare con tempestività. Invece, riguardo alla profilassi anti Paolini, siamo ancora alla fase neonatale come se questo personaggio fosse spuntato fuori solo ora. L'altra sera, a distanza di pochi minuti, sia il Tg3 che il Tg4 hanno avuto serissimi problemi a portare a termine il loro servizio dalla sede della Federcalcio dove si attendevano i deferimenti per Moggiopoli. Al Tg3 la regia staccava l'inquadratura dalla diretta allo studio per non dare pubblicità alla faccia di Paolini (ma forse in questo modo ne esaltava ancora di più l'opera di disturbo) mentre il cronista mostrava visibili segni di inquietudine. Al Tg4 le cose andavano ancora peggio, con Emilio Fede arrabbiatissimo che chiedeva al suo inviato di passargli via auricolare il disturbatore al quale per sbaglio veniva invece addirittura dato il microfono in mano, provocando il black out del collegamento. Possibile che nell'anno 2006 la nostra potente tivù sia ancora alla mercè di un Paolini qualsiasi?