Una tv piena di fiction sul Ventennio

Da Don Pappagallo all’Agro Pontino, un tema ipersfruttato. E ora arriva il «futurismo»

da Roma

«L’epoca che preferisco? Quella del fascismo». Apriti cielo. È bastato che un’attrice polacca, con scarsa dimestichezza della nostra lingua - e ancora meno di certa suscettibilità nazionale - se ne venisse fuori con questa innocua osservazione, nel corso d’una conferenza stampa (alludendo naturalmente al fascismo in sede cinematografica; non certo al suo significato politico) perché si sollevasse un putiferio. Ma i gusti (cinematografici) di Kasia Smutniak sono indicativi d’una curiosa tendenza generale: questo scorcio di stagione, infatti, è affollato, tanto su Rai che su Mediaset, di fiction d'ambientazione «fascista», o comunque nei primi decenni del Novecento. Basti pensare a La buona battaglia, storia dell’eroico don Pappagallo, morto alle Fosse Ardeatine, a Questa è la mia terra, epopea sentimental-familiare sullo sfondo della bonifica delle paludi Pontine, fino a I figli strappati, tratto dalla vicenda vera della figlia d'uno degli attentatori di Adolph Hitler. Con il loro carico di dolore e di tragedia, i primi decenni del secolo passato hanno sempre esercitato una fortissima suggestione su attori, registi e sceneggiatori. Senza scomodare i fantasmi di Roma Città Aperta, Era notte a Roma o Tutti a casa, e solo limitandoci al settore televisivo, non si contano le fiction scritte «tra libro e moschetto»: solo per limitarci alle più recenti si va dalle ricostruzioni di figure storiche come Edda (con Alessandra Martines) o Maria José (interpretata da Barbora Bobulova) alle vicende private specchio di tragedie comuni, come in Angela (incarnata da Sabrina Ferilli) o Il cuore nel pozzo (affidato a Beppe Fiorello). E puntualmente, ogni volta, fioccano le polemiche. Si accusa quel regista o quello sceneggiatore di indulgere a una sorta di revisionistica simpatia nei confronti d’un personaggio condannato, invece, dalla storia (è il caso del film sulla figlia primogenita del Duce); si protesta per lo scarso appoggio che un film di denuncia sull'orrore delle Fosse Ardeatine avrebbe ottenuto, perdendo così lo scontro con un più rassicurante fumettone su positivi aspetti sociali del fascismo (come è successo per La buona battaglia di Raiuno. che ha ottenuto ascolti inferiori a Questa è la mia terra di Canale 5, solo il 17 per cento contro il 23). Comunque la si metta, resta il fatto che il potenziale drammatico di quegli anni oscuri continua a colpire la fantasia degli autori di fiction. Non è un caso che vada prossimamente in onda I colori della gioventù, dedicato ai pittori futuristi che, agli albori del fascismo ne interpretarono una certa carica di rottura e dinamismo.