In tv Da Sanremo a San Siro la protesta è sincronizzata

«PAÑOLADA» Con un cambio di canale, sabato sera si passava dai fazzoletti dello stadio di Milano agli spartiti svolazzanti dell’Ariston

Dalla pañolada di San Siro a quella di Sanremo il passo è stato brevissimo, una pressione sul telecomando e via, con i tifosi dell’Inter che hanno idealmente passato il testimone agli orchestrali del Festival della canzone italiana. In entrambe le circostanze la contestazione è stata pesante, roba mai vista in Italia almeno sotto questa forma: i primi hanno sventolato una miriade di fazzoletti bianchi contro l’arbitro Tagliavento, i secondi hanno agitato, stracciato e lanciato gli spartiti in segno di protesta nei confronti del televoto. Oddio.
Il termine pañolada indica un’usanza tutta spagnola di contestare la propria squadra, non l’arbitro, tanto meno altri soggetti. Clamorosa quella inscenata a Madrid ai tempi bui di Capello che si prese poi una gustosa rivincita andando a vincere la Liga. A casa nostra lo sventolio dei fazzoletti bianchi è stato preso a prestito per tirare contro i cattivi di turno, specialità in cui siamo bravissimi, da oro olimpico. Si erano avuti dei prodromi l’altra settimana al San Paolo dove i tifosi del Napoli, mimetizzandosi anche dietro la maschera di Collina, avevano ironizzato sull’ingiusta espulsione di Maggio a Udine. Quanto meno ne avevano validi motivi. Differente invece la situazione a Milano perché l’arbitro Tagliavento, a parte il rigore con cui ha mostrato il secondo cartellino giallo a Cordoba, poteva cavarsela con una punizione, non ha sbagliato nulla. Compresa l’ammonizione per simulazione a Eto’o che ha fatto scattare la rivolta sugli spalti. A un certo punto il fischietto di Terni, parrucchiere nella vita di ogni giorno, ha temuto addirittura un’invasione di campo dopo il gesto di Mourinho che ha minato le manette e la contestazione di tutto il pubblico. Per fortuna non è successo nulla. Eppure Moratti s’è agitato al punto da chiamare al telefono il presidente federale Abete per esprimere il proprio dissenso sulle ultime decisioni arbitrali.
Di tutt’altro tenore la pañolada di Sanremo. L’eliminazione di Simone Cristicchi, Malika Ayane e Irene Grandi a favore di Emanuele Filiberto e Scanu ha innescato la protesta. Sul palcoscenico del Teatro Ariston gli orchestrali si sono sentiti presi in giro dal televoto, che ha stravolto le loro scelte, e hanno usato gli spartiti delle canzoni a mo’ di fazzoletti bianchi. Sotto accusa il televoto: stando alle notizie della vigilia doveva pesare quanto il loro giudizio, invece... Bastava pubblicizzare le due votazioni e far capire come si erano sviluppate per fare chiarezza. Ma il regolamento, questo famoso regolamento, non lo prevede. Di qui la contestazione in diretta tv che ha diviso il pubblico in sala e, particolare importante, ha fatto salire gli ascolti. Antonella Clerici ne ha parlato come di «un grande momento di show, è stato un bel momento di spettacolo». Invece il capostruttura di Rai Uno, Azzalini, ha deplorato il comportamento dei professori: «Inaccettabile e intollerabile. Mi sarei aspettato una reazione da professionisti, non da avventori di un’osteria». La prossima volta gli orchestrali si limitino a sventolare i fazzoletti bianchi, in fondo ce l’avevano contro la propria squadra, come si addice a una pañolada di autore.