«Tv, sinistra criminale E se ci sono brogli 5 milioni in piazza»

Il leader della Cdl boccia la legge Gentiloni e il premier lo attacca: «Si mobilita per interessi personali». An: «Provvedimento dettato solo da vendetta politica» Fredda la Lega, l’Udc tace

da Roma

Silvio Berlusconi è tornato a incrociare le spade con Romano Prodi. Il terreno di scontro è stato spostato sulla riforma del sistema radio-tv del ddl Gentiloni. Il leader del centrodestra, al termine della cena di gala per i Telegatti venerdì notte, ha sottolineato che «con un piano criminale di aggressione del genere è facile portare in piazza cinque milioni di persone». Il premier gli ha risposto ieri pomeriggio brandendo la sciabola spuntata del conflitto di interessi e ribattendo che «le mobilitazioni per interessi personali sono almeno opinabili».
In serata l’ex presidente del Consiglio ha però precisato i contenuti del suo discorso notturno. «Confermo il mio giudizio - ha dichiarato - sul disegno di legge: è un piano criminale contro un’azienda quotata in Borsa e contro il leader dell’opposizione. Non ho detto che scenderanno in piazza 5 milioni di italiani al riguardo. Ho parlato di 5 milioni di italiani in piazza se emergesse una situazione di certezza sui brogli elettorali della sinistra e non venissero nuove elezioni. Credo anzi che in questo caso gli italiani in piazza sarebbero molti, molti di più». Resta, comunque, la totale contrarietà a un ddl che, se approvato, ridurrebbe drasticamente i limiti di affollamento pubblicitario (quindi la capacità di raccolta) e costringerebbe una rete Rai e una Mediaset a emigrare sul satellite o sul digitale terrestre.
Le esternazioni notturne di Berlusconi avevano il chiaro scopo di rappresentare questa situazione di difficoltà. «Mediaset - aveva detto - è sotto aggressione. In Italia c’è un monopolista che è Murdoch. Rai e Mediaset sono due gnomi in confronto a Sky. La7 ha tre reti e appartiene a una società (Telecom Italia; ndr) che fa molti più utili di Rai e Mediaset messe assieme».
Insomma, il duopolio analogico è insignificante rispetto al competitor satellitare e alle potenzialità finora inespresse del principale concorrente italiano. I limiti ai tetti di raccolta renderebbero Rai e Mediaset meno forti sul piano nazionale e internazionale. Anche per questo motivo il presidente di Forza Italia aveva sollecitato il gruppo guidato da Fedele Confalonieri a «difendersi» osservando che «persone come Mentana o altri dovrebbero raccontare alla gente questo atto criminale».
Berlusconi ha raccolto le immediate manifestazioni di solidarietà di An. Il presidente Gianfranco Fini ha messo in evidenza la validità di una eventuale protesta popolare. «Quella di Gentiloni è una legge che non condividiamo e se non riusciamo a fermarla in Parlamento troveremo tutte le possibili modalità di opposizione, compresa la manifestazione di piazza». L’ex ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri ha ricordato che si tratta di una legge «rivolta all’indietro solo per una vendetta politica». I limiti europei, infatti, sono meno stringenti di quelli «gentiloniani». Il presidente della Commissione di vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi, ha rilevato che le divergenze interne alla maggioranza potrebbero far naufragare un impianto normativo paragonabile a «una specie di “piano Rovati” della tv, noto solo al premier e ai suoi amici».
Il resto del centrodestra è rimasto in posizione defilata. Il capogruppo alla Camera della Lega, Roberto Maroni, ha precisato di non credere «che il popolo leghista si possa mobilitare contro questo provvedimento», mentre l’Udc è rimasta in silenzio.
Prodi, invece, ha voluto farsi forte della nuova ondata di semiliberalizzazioni approvate a stento giovedì scorso dichiarandosi sorpreso del «metodo di confronto» scelto dai due principali esponenti dell’opposizione e dichiarando di attendersi un «sereno contributo in Parlamento». Il diessino Roberto Cuillo ha sintetizzato la tattica dell’Unione, ovvero quella del bulldozer. «Andremo avanti», ha detto. Il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, ha tagliato corto. «L’accusa di Prodi - ha affermato - è scandalosa visto che proviene da un premier che sta facendo gli interessi delle coop rosse e ha perfino tentato di annettersi Telecom».