LA TV VOLA ALTO CON RAVASI E CACCIARI

Perché l'uomo è soggetto alla sofferenza se Dio ha il controllo di ogni cosa? Il quesito, uno dei punti fondamentali di ogni discussione teologica, è al centro del Libro di Giobbe e ha offerto lo spunto per uno dei più intensi momenti di televisione degli ultimi tempi, grazie alle telecamere di Raisat Extra che hanno filmato l'incontro tra il biblista Gianfranco Ravasi e il filosofo Massimo Cacciari nel Duomo di Milano (Il grido di Giobbe, dialogo sul profeta, sabato, ore 22). Secondo le vicende raccontate nel Vecchio Testamento Giobbe viene privato di tutti i suoi affetti e le sue ricchezze e ne ritorna in possesso solo dopo essere stato messo alla prova da Dio, che lo ama eppure lo flagella perché vuole che scopra un amore nuovo e profondo, esaltato e riscattato dalla sofferenza, reso possibile dall'ostinazione con cui Giobbe grida a Dio la sua disperazione che esige una risposta, fino alla liberatoria uscita dall'incubo: «Ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono». In cinquanta minuti, Ravasi e Cacciari hanno esposto, più che un'interpretazione di quello che viene considerato come uno dei testi sapienziali per eccellenza, la loro ragionata emozione sul suo insegnamento. Ravasi lo ha fatto da una prospettiva di fede che non ha tralasciato accenti sferzanti sui «teologi avvocati di Dio, sofisti che pretendono di offrire consolazioni codificate a fronte di sofferenze spaventose», ed era curioso imbattersi in un punto di vista religioso che, prendendo spunto dal Libro di Giobbe, non si tirava indietro nel denunciare il «pensiero debole» della teologia ufficiale. Cacciari ha posto più volte l'accento sulla sofferenza di Giobbe che si spinge fino ai limiti estremi, fino a un interrogativo finale che non ha risposta se non nella consapevolezza che «Si può amare solo ciò che mi ritorna dopo la sofferenza, dopo la resistenza spasmodica di chi rifiuta il suicidio ed esige l'incontro con Dio». Dato lo spessore del tema, l'incontro (introdotto dal saggista Massimiliano Finazzer Flory) non ha avuto il carattere di dibattito ma ha visto alternarsi i due oratori, a turno. Ciò ha evitato qualsiasi rischio di contrasto perditempo, a vantaggio dell'intensità della discussione e della tranquillità di Cacciari, che per la prima volta dopo tanto tempo ha apprezzabilmente rinunciato a fare le ormai proverbiali smorfie ad ogni intervento di chi lo precede nelle tradizionali discussioni televisive. A Raisat Extra va il merito di aver creduto in un tipo di trasmissione impegnativa ma straordinaria nel senso letterale del termine. E di aver dimostrato che la televisione si può misurare efficacemente con temi alti riscattando, in cinquanta minuti, ere geologiche di vacuità.

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