Tyson in galera: guidava ubriaco e aveva coca

L’ex pugile è finito nel carcere dove aveva predicato contro droga e alcol. È stato rilasciato

da Scottsdale

Ancora guai per Mike Tyson. L’ex campione del mondo dei pesi massimi è stato arrestato per guida sotto l’effetto di cocaina e detenzione di droga. Dopo la notte trascorsa in una cella nel carcere della contea di Maricopa è stato scarcerato, senza il pagamento della cauzione, ma con l’obbligo di sottoporsi ad accertamenti per verificare il suo stato di intossicazione da droghe e alcol. L’ex pugile, presentatosi al magistrato senza avvocato, vestito con una logora maglia da golf, jeans cadenti e scarpe da tennis, aveva dichiarato di essere tossicodipendente e di assumere la droga «ogni qualvolta può metterci la mano».
L’ex pugile aveva trascorso la serata in un night di Scottsdale (Arizona), verso le due di notte mentre guidava la macchina ha rischiato di scontrarsi con una vettura della polizia. Fermato dal sergente che era al volante, Tyson ha dato segni di scarsa lucidità ma si è sottoposto volontariamente al test alcolico, manifestando ancor più chiaramente il proprio stato alterato. Nella perquisizione gli sono state trovate addosso due bustine di cocaina. Il lato quasi buffo della vicenda è che Tyson, pochi mesi fa nello stesso carcere, aveva sensibilizzato i detenuti più giovani proprio sui pericoli dell’alcol e della droga. Lo sceriffo Arpaio ha ricordato quell’incontro in cui «aveva fatto un bel lavoro».
Nella sua dissoluta vita - ridotto sul lastrico per le spese folli tra ville, auto di lusso, mogli, amanti e divorzi - Iron Mike ha avuto parecchi problemi con la giustizia. Nel 1992 venne condannato a sei anni per stupro, tornò in libertà dopo tre anni trascorsi in penitenziario. È stato violento anche negli ultimi match, nel 1997 per poco con un morso non staccò l’orecchio a Holyfield e fu sospeso per un anno dall’attività. Nel 1999 fu arrestato per aver pestato a sangue due automobilisti dopo un incidente stradale.
Tutt’altra storia a San Paolo del Brasile dove, invece, è stato scarcerato il figlio di Pelè, Edinho, condannato per traffico di droga. La magistratura ha ritenuto non valido il giudizio di primo grado. Edinho, che giocava portiere, dovrà però rispondere anche di traffico di armi, riciclaggio di denaro e legami con la malavita di Santos.