Uòlter corre dagli amici democratici. Quelli di Obama

Il segretario diserta la kermesse fiorentina e preferisce andare a Denver. Dove però l’«amico» Barack non lo riceverà

da Roma

A Firenze stavano già sistemando i microfoni per gli incontri della Festa democratica (il menu del giorno offriva un dibattito con Vannino Chiti e Roberto Formigoni) quando Walter Veltroni si è imbarcato all'aeroporto di Roma Fiumicino. Destinazione del volo non lo scalo di Firenze Peretola, ma quello di Denver Colorado. Perché Veltroni, per il momento, ha schivato la festa nazionale del Partito democratico, ma non ha rinunciato a tuffarsi tra i delegati del Democratic party (quello Usa). Meglio, deve avere pensato il segretario del Pd, la consacrazione di Barack Obama, candidato alla Casa Bianca rispetto al battesimo festaiolo del partito che lui stesso ha fondato. Alla kermesse fiorentina, infatti, Veltroni ancora non si è fatto vedere. Solo un messaggio ai volontari. Lui si presenterà solo nei prossimi giorni. A ridosso della intervista dal palco che rilascerà a Enrico Mentana, versione evoluta del comizio finale delle vecchie feste dell’Unità.
Una passione antica, quella per gli Usa, che forse alcuni gli perdoneranno. L’attrazione di Veltroni per gli States, soprattutto di questi tempi, è talmente forte che ci tornerà tra pochi giorni per presentare la versione inglese del suo ultimo romanzo: La scoperta dell’alba. Un tour più culturale che politico tra università e circoli letterari. Per allora la Festa democratica avrà già chiuso i battenti, «tradita» da chi, almeno per un po’, gli ha preferito la kermesse statunitense. Non solo Veltroni. La delegazione italiana che si recherà a Denver è composta da Francesco Rutelli, Piero Fassino, Lapo Pistelli, Gianni Vernetti e Federica Mogherini.
E c’è un’aggravante: nessuno incontrerà Obama in persona. Gli italiani resteranno nel settore ospiti e troveranno a fare gli onori di casa Howard Dean, presidente del comitato del Partito democratico e vecchia conoscenza della sinistra nostrana. Insomma, Veltroni diserta la Festa democratica per gli Usa e non porta a casa nemmeno un autografo del candidato presidente. Roba da fare infuriare i democratici fiorentini, già inclini alle arrabbiature, in particolare con Roma. In questi ultimi tempi, ad esempio, si litiga su chi mettere sul palco della festa. Il partito della città del giglio voleva spendere il suo «sceriffo», Graziano Cioni, ma pare che il Partito si sia messo di traverso, bocciando l’assessore che si è fatto conoscere per il divieto ai lavavetri e, più in generale, proponendo misure restrittive particolarmente gradite alla popolazione. Il Pd centrale gli ha preferito Chiti.