Uòlter va a «piangere» al Colle Poi chiede aiuto a Gianni Letta

ZIG ZAG L’ex sindaco di Roma chiede l’intervento del Quirinale mentre l’Idv sale sulle barricate. Poi in serata si vanta: «È stato un confronto aspro...»

RomaCavallo pazzo scorrazza per le praterie dell’opposizione, Cavallo bolso procede per inciampi e zoppìe. Caracollando a zig-zag: discese ardite, risalite, tosto riparo nelle scuderie quando la partita si fa dura.
Dura come la vita di Walter Veltroni, all’eterno inseguimento di qualcosa che gli sfugge. A volte il senatore amico, a volte una soluzione per la Vigilanza, quasi sempre la linea politica. Avendo seminato vento, negli ultimi tempi sono le tempestose impennate di Antonio Di Pietro o le sue molisane ostinazioni a provocargli febbre a quaranta. In tali casi, quando la temperatura sale a palla e Uòlter non cava più un ragno dal buco del Loft, eccolo imboccare lo scalone del Quirinale e chiedere soccorso. Cappello in mano, capo chino, mogio come si conviene. «Ma benedetti ragazzi...», il consolante saluto del presidente Napolitano. Un saluto che evoca pazienza e affetto del buon papà di famiglia, persino la voglia di sbrogliare ancora una volta le matasse intrecciate dai ragazzi allevati a Botteghe Oscure.
Così è accaduto ieri mattina, mancava poco al mezzodì, quando il vecchio presidente ha ricevuto l’intera compagnia dei pasticcioni. In quel mentre, particolare che la dice tutta, Tonino Di Pietro minacciava sfracelli e lotte di piazza (sulla Vigilanza Rai, noto argomento di presa sulle famiglie italiane). Ma Uòlter non sapeva, non poteva intuire, era all’oscuro di tutto. Tali sono i rapporti con il principale alleato d’opposizione, quello del quale tenta di emulare le gesta. Si immagini la scena: nell’aula di Montecitorio Di Pietro e Orlando fanno l’Aventino dalla Vigilanza contro la «deriva autoritaria»; nello studio privato alla Palazzina del Quirinale l’intero quartier generale del Pd si lamenta di essere «delegittimato da governo e maggioranza», e vittima di «attacchi insultanti e offensivi» nonché di «mancanza di rispetto».
Ma Veltroni e compagni si trovano di fronte a un Presidente per niente disposto alle lagne, e incline piuttosto a risolverli, i problemi, nei limiti che il ruolo impone. Senza dimenticare che «atteggiamenti impropri non sono ascrivibili a una sola delle parti politiche» e preoccupato perché in un momento del genere, con una crisi economica di questa portata, si continui a incoraggiare «un clima di scontro» che non fa bene al Paese e non consente neppure una comune assunzione di responsabilità per i provvedimenti necessari. E se il governo presentasse soluzioni per le persone più disagiate, che farebbe un’opposizione aventiniana? I ragionamenti di Napolitano fanno breccia, tagliano come burro il vittimismo veltroniano, trovano nella semplice individuazione di un candidato «idoneo» (Berlusconi dixit) e di alto profilo quale Zavoli la soluzione «condivisa» capace di sbrogliare la matassa che l’atteggiamento fallimentare di Uòlter ha provocato alla Vigilanza Rai.
La discesa dal Colle, con le burrascose notizie dipietresche, non aiutano l’umore di Veltroni, che pure ha fatto sue le preziose raccomandazioni del Capo dello Stato. «...Ho infine auspicato che possa al più presto ristabilirsi un clima adeguato al momento che sta vivendo l’Italia...», recita Uòlter che ora si sente il primo della classe. Una telefonata conciliante con il sottosegretario Gianni Letta ha dato già corpo e sostanza all’intesa su Zavoli. Eppure resta uno sfacelo la situazione del Loft, dove dalemiani e postdc lo cuociono a graticola infuocata, e terribile quella dei rapporti con Cavallo pazzo, che continua a dettargli linee (per lui, il Bolso) impraticabili. Senza contare quell’impiccio di Riccardo Villari, che per il Pdl «resta un problema di Veltroni, lo costringa lui a dimettersi». Uòlter per oggi si acconcia e si dice soddisfatto «che un confronto molto aspro si possa concludere». Ma accoglie l’ok di Berlusconi a Zavoli come una liberazione, felice di potersi dire salvo. Per un giorno ancora.