U2 al cinema: gli show sono un’altra cosa Però Bono in 3D è un autentico spettacolo

Dopo il successo negli Stati Uniti, è arrivato anche nei cinema italiani il film <em>U2 3D</em> girato in Sudamerica durante il Vertigo Tour. Da vedere con gli appositi occhiali: da <em>New year's day</em> a <em>Jahweh</em> domina la sorprendente qualità delle immagini

Milano - Innanzitutto preparatevi. E piano, piano, fatevi largo tra tutti quei flash, quei telefonini in aria, quelle mani alzate che quasi non te lo fanno vedere, il palco. Poi arrivano gli U2 e sono lì, li puoi quasi sfiorare, puoi quasi sentirne il fiato non fosse che è un’illusione regalata da un paio di occhialoni neri alla Martin Scorsese che vengono distribuiti con i biglietti d’ingresso.

Infilateli: ecco gli U2 tridimensionali, signori.

Comincia così il film U2 3D, la prima riproduzione al mondo di un concerto filmato con più telecamere tridimensionali, un autentico tour de force che ha due lati positivi e un limite insuperabile.

Primo: la qualità delle immagini.

Un effetto spettacolare e mai visto prima. Il film è stato girato da Catherine Owens e Mark Pellington (il regista del video One) quasi per intero al River Plate Stadium di Buenos Aires durante il Vertigo Tour degli U2 nel 2006, ma le riprese in campo medio vengono dallo stadio di Città del Messico e quelle da lontano sono state filmate a Santiago, San Paolo e Melbourne. E non c’è niente da fare: per tutti i quasi 85 minuti sembra proprio di esser lì, sul palco. Si possono contare i cubetti di ghiaccio nel bicchiere di Larry Mullen, vedere la forma del plettro di Adam Clayton o le cuciture sul giubbotto di Bono mentre lui canta e quasi ti sfiora con le mani.

Secondo pregio: la sintesi.

Da Vertigo passando per Bullet the blue sky e la conclusiva, sorprendente Jahweh, in U2 3D (uscito in Italia col marchio Mtv Gold) al cinema il concerto diventa, senza le sbavature tipiche di uno show live, un vero elogio al rock suonato benissimo con passione (strepitosa New Year’s day, perfetta The fly con tanto di pioggia di lettere) e si accosta con sincerità al messaggio di pace che Bono al solito fa tracimare in Sunday bloody sunday, che ha 25 anni ma conserva un’attualità anche nei suoni da lasciare senza fiato. Insomma, qui c’è il concerto asciugato, immediato e diretto che piacerebbe anche a chi lo ha già visto dal vivo godendo quell’appassionante ritualità che è il vero punto di forza della musica dal vivo.

Però c’è un però.

U2 3D è una medicina illusoria. Tutto bello, tutto spettacolare ma non si sente mai quello schiaffone che ti arriva in uno stadio con cinquanta, centomila persone in attesa di un concerto. Manca il sudore, ecco, manca l’inesorabile scarica di adrenalina che parte appena Bono inizia a cantare e i diffusori iniziano a tremare. Perciò altro che futuro del rock, come qualcuno ha scritto: la precisione chirurgica del film, la sua muscolatura digitale così ben definita sono solo una caramellina omeopatica per chi aspetta il nuovo album degli U2, che arriverà a novembre e sarà, secondo quanto dicono i beninformati, davvero in 3 D: diretto, destabilizzante e demodé.