Ubi Banca, Auletta detta le regole

Le linee del piano su private banking e compensazioni. Brescia è in tensione

da Milano

Compensazioni territoriali incrociate tra le banche reti, rinuncia al perimetro private da parte delle sorelle minori e l’attesa di ritorni generosi sulle commissioni di massimo scoperto: il piano industriale di Ubi è ancora in lavorazione ma l’amministratore delegato Giampiero Auletta Armenise impartisce i primi ordini strategici al corpo dirigenziale della superpopolare nata dall’integrazione di Banca Lombarda in Bpu. L’intero impianto, tuttavia, rimane appeso alla scelta del sistema informatico del gruppo. Un nodo che nel pomeriggio di ieri, dopo un doppio passaggio a vuoto finito ex aequo, è stato per la terza volta sul tavolo del consiglio di gestione dove la discussione si è protratta fino a tarda notte per poi aggiornarsi a venerdì. Bankitalia ha steso un parere «consultivo» a favore della soluzione software adottata da Lombarda Sistemi & Servizi (a contattare il vertice di Ubi sarebbe stato il responsabile del servizio di Vigilanza, Claudio Clemente) ma, a parte il nodo informatico, l’«insofferenza» tra le due anime del gruppo rimane elevata. Oggetto del contendere è infatti anche il futuro incastro tra le cosiddette «aree di influenza» delle nove banche reti che compongono il gruppo Ubi. Il vincolo è rispettare i limiti posti dall’Antitrust ma il timore è che insieme all’«aritmetica» a pesare sia la «politica»: oltre alle due province storiche, tra le aree critiche per i travasi ci sarebbero il Lazio e il Piemonte. In gioco c’è, inoltre, l’individuazione delle forze in eccesso (le stime ufficiose sono lievitate da 1.300 a 1.900 addetti) con il rischio di frenare l’espansione di realtà radicate come la banca di Valle Camonica e quella di San Giorgio. A entrambe sarebbe poi stato chiesto di cedere i portafogli private: si tratta dei servizi riservati ai clienti più agiati sui quali per contro dovrebbero rafforzarsi Banca Lombarda e Bre rimodulando la soglia di ingresso da 1,5 milioni a 500mila euro.
Secondo le attese l’intero piano dovrebbe essere approvato entro la metà del mese ma molto dipenderà dai «pesi» in consiglio di gestione. Oltre che dalla qualità «negoziali» di Auletta, le cui linee strategiche sono finora apparse simili a diktat agli occhi di una parte del gruppo dirigente bresciano. Manager abituati a un dialogo «costruttivo» con il tandem di vertice composto da Corrado Faissola e Victor Massiah, e che ora assistono al patto d’acciaio stretto tra Auletta e il capo del commerciale Francesco Iorio.