Ubi banca punta a 600 milioni di utile

Il 16 maggio il piano industriale al 2015. L'assemblea approva l'aumento di capitale da un miliardo, conti in ripresa nel trimestre

Ubi Banca punta a raggiungere un utile di 5-600 milioni entro il 2015. A meno di sorprese sarà questo il cardine del piano industriale che la popolare presieduta da Emilio Zanetti presenterà agli analisti lunedì 16 maggio. L'obiettivo finanziario dei prossimi 5 anni è emersa ieri durante l'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio (utile a 172 milioni e dividendo dimezzato a 0,15 euro) e l'aumento di capitale da un miliardo utile a rafforzare il patrimonio in vista di Basilea 3. L'ad Victor Massiah non è sceso nei dettagli ma ha sottolineato di voler ridare impulso alla redditività: «Non si può chiedere capitale e non remunerarlo. I lavori che stiamo svolgendo sono tesi ad individuare tutte le forme possibili per remunerare il capitale in forma adeguata nel più breve tempo possibile». Ubi deve garantire un rendimento del patrimonio tangibile (cioè al netto delle poste immateriali come gli avviamenti) «in un ordine di grandezza dell'8,5-9%» all'anno, rispetto all'attuale 2% del sistema bancario.
A conti fatti, con un capitale di 6,3 miliardi post-aumento, una remunerazione di questo livello si tradurrebbe in un utile di 500-600 milioni. Il piano di Ubi per portare «al massimo» la profittabilità sarà «a perimetro costante» e senza «operazioni straordinarie». Probabile però che il taglio dei costi preveda anche una riduzione degli organici, come già fatto da Intesa Sanpaolo e Mps. L'incontro con i sindacati, che Massiah voleva il 16 maggio, sarà però rimandato a giugno a causa della rottura sul rinnovo del contratto nazionale tra le sigle del settore e l'Abi. Quanto all'aumento di capitale, l'idea è di chiuderlo prima dell'estate. Sul fronte dei conti qualche segnale incoraggiante è frattanto atteso dalla trimestrale, con un utile che dovrebbe presentarsi «in significativo incremento» sull'anno precedente.
Ubi si tiene le mani libere sulla quota in Intesa Sanpaolo (1,2%). Massiah ha definito «non improbabile» una riduzione della partecipazione, in carico a 2,04 euro ad azione, nel momento in cui i mercati consentiranno di farlo «in maniera economica ragionevole».