Ubi Possibile la cessione della quota in Intesa

Ubi Banca chiude i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 187,3 milioni, in calo del 69,8 per cento (giù del 63% anche l’utile normalizzato). Ma il quadro migliora se si considera il solo terzo trimestre, quando il gruppo ha centrato profitti per 64,8 milioni, quasi il triplo rispetto ai 23,2 milioni dei tre mesi precedenti, e più delle attese degli analisti (il consensus era pari a 49 milioni).
Le difficili condizioni del mercato, scrive Ubi Banca, «si sono riflesse sull’andamento dei volumi, sulla qualità del credito e sulla generazione dei ricavi»: il risultato della gestione operativa è calato a 1.096,7 milioni (meno 15,7%) e, tra gennaio e settembre, le rettifiche su deterioramento crediti sono ammontate a 592,5 milioni. Confermata, tuttavia, la solidità patrimoniale del gruppo che ha spinto il Core tier 1 al 7,33% tenendo già conto pro quota per il periodo del possibile dividendo. La decisone sulla cedola non è ancora stata presa ma, ha detto l’ad Victor Massiah, «non c’è stato un solo anno in cui non sia stato dato: odierei se questo fosse il primo esercizio in cui questo non avvenisse». Massiah si è quindi soffermato sul destino della quota detenuta da Ubi in Intesa Sanpaolo (1,2% del capitale): «Siamo molto aperti, dipende dal valore di mercato dei titoli». La partecipazione, ha ricordato, dal punto di vista tecnico è sempre stata fra quelle «disponibili per la vendita».