Ubriachi in auto: in un anno ritirate 3.474 patenti

Bloccati 160 autisti negli ultimi sei mesi Su cento scontri trenta sono attribuiti a stato di ebbrezza

Basta poco per superare il limite. Tre bicchieri di vino a cena o un paio di birre durante l’«happy hour» e poi via, si gira la chiave e l’auto parte. In Lombardia lo scorso weekend quattro ragazzi sono morti così, sulla strada. É questa la prassi: bere e poi incrociare le dita per non incappare nei controlli dei vigili urbani. Lo sanno bene i 3.474 milanesi che nel 2006 si sono visti ritirare la patente, un numero leggermente inferiore rispetto ai 3.607 fermati nel 2005. «Ma i controlli non bastano - lamenta Angelo Burroni dell’Associazione italiana familiari vittime della strada -. Le forze dell’ordine devono far rispettare le leggi altrimenti il lunedì mattina continueremo a fare il conteggio delle vittime causate da assassini saliti al volante ubriachi».
Per lui, che in questo modo ha perso la figlia di ventun’anni, non c’è alcuna differenza tra chi uccide con una pistola e un pirata della strada: «Chi viene fermato non deve riavere la patente facilmente, altrimenti la storia si ripete e troppe persone si trovano a vivere lutti inutili». In Italia 30 incidenti ogni cento possono essere attribuiti a guida in stato di ebbrezza, per questo a Milano i vigili hanno potenziato i controlli. «In media ogni sera facciamo venti test, durante il weekend aumentano a 50 - spiega il commissario capo Roberto Fazzini -, negli ultimi sei mesi il reparto radiomobile ne ha fermati almeno 160». Quasi impossibile dipingere l’identikit di queste persone: «Fermiamo persone di tutti i tipi, più uomini rispetto alle donne. L’ultimo - racconta - era un manager di una nota casa automobilistica, aveva un tasso alcolemico molto alto ed è passato con il rosso». Una volta che l’etilometro registra un valore superiore allo 0,5, l’autorità giudiziaria passa la responsabilità alla Prefettura che ha il compito di stabilire la durata della sospensione.
Fino allo scorso anno, a tutte le persone che incorrevano in questa procedura veniva «vivamente consigliato» di partecipare ai corsi Icaro, il progetto dell’Asl organizzato nei Noa (Nucleo operativo alcologia) cittadini. «Poi il ministero della Salute ha tagliato i fondi e il progetto è stato chiuso - denuncia la dottoressa Raffaella Rossin». Il 93 per cento dei fermati accettava di seguire i corsi, ora invece spetta a un’apposita commissione selezionare solo i casi più gravi. «È stato un grande errore bloccare i finanziamenti - continua preoccupata la dottoressa Rossin -, molti ragazzi frequentavano i nostri corsi di malavoglia e poi, invece, ne uscivano soddisfatti. Abbiamo una buona legge ma il ministero deve fornire indicazioni più precise ai Sert».