Ubs indagata in Usa Dopo la tegola subprime ecco l’evasione fiscale

da Milano

Non c’è pace per il primo gruppo bancario elvetico, Ubs. Oltre a perdite plurimiliardarie legate alla crisi innescata dai mutui subprime, ora emerge il coinvolgimento di un suo alto dirigente in un’inchiesta negli Stati Uniti su una presunta evasione fiscale. Secondo quanto riportava ieri in apertura il Financial Times, il mese scorso Martin Liechi, capo della divisione gestione patrimoni per il Nord America, sarebbe stato brevemente trattenuto dalle autorità, perché sospettato di aver aiutato clienti della banca a evadere le tasse.
Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano si è trattato di una «tattica aggressiva» della autorità giudiziarie, per mettere sotto pressione la banca e lo stesso Liechi. Il dirigente sarebbe stato ascoltato su fatti avvenuti tra il 2000 e il 2007, ma in qualità di semplice «testimone».
Da parte sua Ubs si è limitata a confermare che un suo dirigente è stato brevemente trattenuto dalle autorità americane, senza precisarne l’identità. Inoltre il gruppo bancario ha affermato che al funzionario non sono state formalizzate accuse: rimarrà quindi negli Stati Uniti «finché continuano le trattative con le autorità Usa sul suo status come testimone». L’istituto elvetico ha assicurato che collabora con le autorità. Ubs ha inoltre confermato l’avvio di una indagine da parte della Securities and exchange commission, l’Autorità di vigilanza sulla Finanza degli Usa, su sospette mancate comunicazioni obbligatorie da parte della banca di alcune operazioni per conto di clienti. L’autorità di Borsa americana sta infatti esaminando se i consulenti finanziari di Ubs, basati in Svizzera, «si siano impegnati in attività in relazione ai loro clienti residenti negli Stati Uniti che avrebbero fatto scattare l’obbligo per Ubs Switzerland di registrarsi presso la Sec come broker-dealer e/o investiment adviser». Lo scorso novembre Ubs ha terminato le sue attività in Svizzera di consulenza a clienti americani eliminando 70 posizioni.
Il titolo della banca svizzera ha perso l’1,76%, dopo lo scivolone di oltre il 4% accusato nella seduta precedente a causa dei negativi risultati del primo trimestre, che dopo svalutazioni per altri 19 miliardi di dollari legate alla crisi dei subprime, ha visto le perdite superare i sette miliardi di euro.
Il gruppo sta anche procedendo a una riduzione del personale, che complessivamente dovrebbe comportare tagli a 5.500 posti per la metà del prossimo anno. Ma «il peggio è dietro di noi», afferma il ceo di Ubs, Marcel Rohner, in un’intervista al Sole-24 ore. Rohner si dimostra abbastanza ottimista sul futuro della banca svizzera, sostenendo che, un tassello dopo l’altro, Ubs sta in realtà ritrovando l’equilibrio perduto.
Tra i vari tasselli, il ceo annovera la vendita a BlackRock di titoli legati all’immobiliare Usa, «un’operazione - dice - molto positiva».