Uccide il figlio a fucilate

Alfonso Perini, 54 anni, ha ucciso nella cucina di casa il figlio Rocco, 31enne. "Non ne potevo più" ha detto l'omicida ai poliziotti confessando il delitto. La causa dell'ennesima lite tra i due sono i problemi di alcolismo della vittima 

Pescara - Sette colpi di fucile, in due riprese, con armi differenti. Alfonso Perini, 54 anni, ha ucciso alle 4,30 di questa notte il figlio Rocco (31 anni). L'omicidio è avvenuto nella cucina di casa, in via Masci, sotto gli occhi della madre e del nonno della vittima. Il padre, operaio, ha prima ferito il figlio Rocco con un fucile e l'ha poi finito con una seconda arma dopo che questi aveva già chiamato il 118. Nel momento in cui i soccorsi sono arrivati sul posto ("Quattro minuti dopo la chiamata" dicono dal pronto intervento"), Rocco era in una pozza di sangue, già morto. Alla base dell'omicidio alcuni dissapori tra padre e figlio, per i comportamenti di quest'ultimo.

La dinamica Il capofamiglia ha colpito il figlio con due fucili diversi, entrambi calibro 12, in base a quanto riferiscono gli investigatori. Prima ha tentato di scaricargli addosso tre colpi servendosi di un fucile, senza riuscirci completamente. A quel punto la moglie, Bruna Bozzelli, lo ha disarmato e nel frattempo la vittima ha chiesto i soccorsi. Ma subito dopo l'assassino ha imbracciato un secondo fucile e ha colpito il figlio almeno con quattro o cinque colpi.

Problemi di alcol Rocco Perini, 31 anni era nato ad Atri (Teramo). In passato aveva lavorato come elettricista, era disoccupato e chiedeva in continuazione soldi ai genitori, per questo motivo i litigi con il padre, impiegato in una ditta che si occupa di ascensori, erano molto frequenti. Il figlio viene definito "alcolista" in quanto "aveva avuto, in passato, problemi di alcol. Arrestato nel 2002 per guida in stato di ebbrezza, nel 2004 era stato ricoverato anche in Tso per problemi psichiatrici". Questa notte è rientrato verso mezzanotte e ha cominciato a bere. È quindi scoppiata la lite, finita in tragedia. 

La confessione Alfonso Perini, che stamattina ha ucciso il figlio Rocco, 31enne, ha ammesso le proprie responsabilità: "Non ne potevo più" ha confessato agli agenti. L'uomo è stato interrogato in questura, ed è difeso dall'avvocato Cichella, il quale ha spiegato che il suo assistito è in stato di choc e sta cercando di ritrovare "un attimo di serenità". La vicenda, per il legale, ha i connotati di "un dramma della disperazione con un tragico epilogo", ma non sono ancora chiari "i fatti e gli antefatti" e la dinamica dell'omicidio dev'essere ricostruita nei minimi dettagli. È certo solo, ha sottolineato l'avvocato, che "è successo qualcosa di terribile". Il padre, ha riferito Cichella, "ha sempre amato il figlio, ha fatto di tutto per lui e lo ha sostenuto in ogni momento, rinunciando per molto tempo alla propria vita per cercare di stare vicino al figlio".

Una donna La famiglia Perini è "assolutamente normale, bravissima gente", per l'avvocato, ma i vicini di casa hanno fatto notare ai giornalisti l'esistenza di una relazione tra Rocco Perini e una donna straniera, che costava molto, in termini economici, sulla famiglia, visto che il 31enne era disoccupato da anni. A questo proposito l'avvocato ha detto soltanto che Rocco Perini aveva, probabilmente, difficoltà esistenziali. Del caso si sta occupando il sostituto procuratore Andrea Papalia.