Uccide il ladro a fucilate: «Voglio la legittima difesa»

Un tabaccaio ammazza un giovane che gli stava rubando delle palme nane all’esterno del locale. Incriminato per omicidio volontario

Carmine Spadafora

da Battipaglia (Salerno)

Quando si è accorto che tre ladri stavano rubando le sue piante, Domenico Sabatino, un tabaccaio di 54 anni, ha perso la testa: ha imbracciato il fucile, è uscito dal suo bar-tabaccheria, pronto per essere inaugurato nei prossimi giorni e ha aperto il fuoco. Ha sparato tre volte col suo calibro 12, regolarmente detenuto, mirando nel buio della notte, alle tre «sagome», che avevano già sradicato tre palme nane dal suo giardino e stavano per caricarle su due vetture.
È successo poco prima che scoccasse l’una di sabato scorso, lungo la strada litoranea che da Battipaglia conduce a Marina di Eboli, località del Salernitano. Uno dei tre malviventi, colpito in un fianco dai pallettoni esplosi dal commerciante, è stramazzato sull’asfalto. Un complice si è fermato per soccorrerlo mentre il terzo si è messo alla guida di una delle due vetture e si è dato alla fuga.
Il ferito, ormai morente, è stato adagiato nell’auto, poi la corsa verso casa, a Montecorvino Rovella, nel Salernitano. Una scelta folle, dettata dalla necessità di sfuggire ai carabinieri, che in corsia sicuramente sarebbero andati a scovarli. Gerardo Coralluzzo, di 28 anni, tossicodipendente con qualche precedente penale alle spalle, è morto sotto gli occhi dei suoi genitori e dei due fratelli.
I carabinieri di Battipaglia, con il capitano Salvatore Sauco ed il tenente Manlio De Sario, hanno lavorato tutta la notte e la mattinata di domenica per chiarire i dettagli di questa tragedia. Ad avvertirli sono stati gli stessi familiari di Coralluzzo, brava gente, il papà Vito, un onesto lavoratore in pensione, la madre, Michelina D’Auria, casalinga.
Il complice di Coralluzzo ha collaborato subito con i carabinieri ma si è autoassolto: «Ho visto Gerardo a terra e mi sono precipitato per aiutarlo ma io non sono un ladro, passavo di lì per caso». Falso, naturalmente, i carabinieri non hanno creduto alla estraneità del ragazzo che, comunque, li ha messi sulla pista giusta, indicando nel tabaccaio, che negli ultimi tempi aveva subito altre rapine, l’uomo che aveva sparato al complice.
Poco dopo, Sabatino è stato individuato dagli investigatori. Era vicino casa, sotto choc per l’accaduto. Sulle prime ha negato di avere ucciso Coralluzzo, ha solo ammesso di essersi accorto che qualcuno stava rubando le sue piante. Ma, dopo due ore di interrogatorio, il tabaccaio è crollato, ammettendo di avere sparato col proprio fucile, che poi ha consegnato ai carabinieri. Poi, avrebbe aggiunto di avere agito in virtù della nuova legge sulla legittima difesa. Legge che secondo il senatore Luigi Bobbio, di Alleanza nazionale, autore del testo, «potrebbe trovare applicazione in questa vicenda, a tre condizioni che vanno verificate». La prima di queste condizioni, secondo Bobbio, ex pm presso la Procura di Napoli è quella «che i ladri si trovassero in uno spazio di proprietà del tabaccaio». La seconda, spiega il senatore di An, è che «i tre ladri non abbiano volontariamente desistito dal tentativo di sottrarre i beni». La terza è che abbiano posto in essere atteggiamenti o comportamenti minacciosi tali da minacciare la vita del tabaccaio.
In caserma, una volta liberatosi del «peso» sulla coscienza, Sabatino è esploso in un pianto dirotto. Il tabaccaio, impegnato da mesi nell’allestimento del suo bar-tabacchi, adornato da decine di piante è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario, mentre, i due complici di Coralluzzo, Luca Di Lascio di 29 anni e Massimo Pepe, 28, sono stati denunciati in stato di libertà con l’accusa di tentato furto.