Uccide la madre con cinquanta coltellate

I vicini raccontano di frequenti litigi tra le due donne

Accoltellata dalla figlia alla schiena, poi all’addome, una, due, tre volte. La furia omicida della ragazza non si ferma, si accanisce ancora con brutalità, colpisce con decine di fendenti la madre, Silvana Saracino, 49 anni, che cade a terra priva di vita nell’ingresso del suo appartamento a Tor Bellamonaca, al primo piano di una palazzina di via Mengaroni.
Le ferite sono tantissime, almeno 50 i profondi tagli, secondo il primo esame del medico legale: i soccorritori non possono che constatare l’avvenuto decesso della donna, che lavorava come collaboratrice domestica per mantenere se stessa e la ragazza.
A trovarla in casa, stesa all’ingresso in una pozza di sangue, sono i carabinieri, avvertiti dai vicini. Pur abituati alle urla che provenivano da quella casa, a causa delle frequenti litigate tra Silvana e Katia, la figlia 24enne della donna, una ragazza con problemi psicologici, ieri mattina gli altri condomini si sono comunque allarmati. Grida disperate, come mai prima, poi Katia sconvolta che esce di corsa dall’appartamento e si ferma nell’androne del palazzo, sporca di sangue, in stato di choc. All’arrivo dei militari, la ragazza è ancora lì. Balbetta qualcosa, «ho purificato mia madre», dice, ma non dà altre spiegazioni su quanto sia accaduto. Viene portata in caserma, in stato di fermo. I carabinieri entrano in casa e si trovano di fronte la scena di un delitto rituale. Oltre al cadavere ritrovano sul pavimento una bibbia e due coltelli da cucina, sporchi di sangue, non lontani dal corpo straziato della donna, cosparso d’acqua dopo l’omicidio, in una sorta di estrema unzione.
Silvana Saracino da quando era rimasta vedova viveva sola con Katia, mentre l’altra figlia abita da tempo fuori Roma. Una convivenza difficile, raccontano i vicini, quella tra le due donne. Gli altri condomini ricordano come quasi ogni giorno la ragazza e la madre litigassero furiosamente, e come spesso la 24enne, affacciata al balcone, urlasse frasi sconnesse e senza senso, gridando anche alla Saracino «tu non sei mia madre». Era accaduto anche ieri, prima della lite. Katia, a parte i suoi raptus, era taciturna. Introversa, fortemente religiosa, spesso discuteva con i dirimpettai per il volume troppo alto della musica. Da tempo soffriva un evidente disagio mentale, a causa del quale lavorava solo saltuariamente, ma pare che non fosse in cura presso strutture sanitarie.
Ora i carabinieri di Tor Bellamonaca e di Frascati, che stanno cercando di rintracciare l’altra figlia della vittima, sono insieme al lavoro per ricostruire la dinamica che ha portato al raptus della 24enne. Che, al termine dell’interrogatorio al comando di Torbellamonaca, è stata fermata con l’accusa di omicidio.