Uccide il marito malato e tenta il suicidio: "Siamo morti da tempo"

Loretta, 54 anni, non ce la faceva più e ha cercato di farla finita insieme al marito, malato da tempo, collegando il gas di scarico all'abitacolo della sua auto. L'uomo è morto subito, anche per aver assunto numerosi farmaci prima dell'omicidio. La donna, in stato di fermo, è ricoverata

Abano Terme (Padova) - I problemi di salute del marito e forse una grave situazione di degrado familiare alla base della tragedia di ieri sera nel padovano. Paolo Barotto, 56 anni, è stato ucciso dalla moglie, Loretta Santinello, 54, che ha tentato il suicidio con lui. I due coniugi sono residenti a Due Carrare (Padova).

Gas di scarico La tragedia familiare sarebbe maturata ieri sera quando la donna ha chiamato il figlio con il cellulare pare raccontando quanto aveva intenzione di fare. Il giovane ha avvertito i carabinieri di Abano Terme e sono scattate le ricerche che si sono concluse poco prima delle 7 di stamane quanto è stata individuata l’auto della donna, una Fiat Punto grigia, in una strada verso i colli, vicino a Montegrotto Terme. All’interno dell’abitacolo, con i finestrini sigillati da nastro adesivo e con un tubo collegato ai gas di scarico della vettura, sono stati scoperti i due corpi esanimi. L’uomo era già morto, mentre la donna, cuoca in una casa di riposo, è stata subito portata al pronto soccorso di Abano e poi al nosocomio di Padova. A quanto risulta non è in pericolo di vita.  Ora è stato di fermo.

Complicità? All’interno dell’auto delle confezioni di medicinali e degli scritti di Loretta Santinello indicanti il fatto che aveva fatto assumere farmaci al marito con l’intenzione di farlo passare dal sonno alla morte. In un foglietto c’è la frase "perdonateci ma non si può continuare. Siamo morti da tempo". Un uso del plurale che forse, ma è solo una ipotesi non sorretta da elementi certi, potrebbe far pensare che l’uomo fosse in qualche modo partecipe di quanto stava accadendo. Barrotto recentemente aveva subito una difficile operazione allo sterno ed era seguito dalle strutture sanitarie di Monselice. Secondo l’ipotesi investigativa più accreditata, comunque, la donna ha fatto assumere al marito molti farmaci in modo da farlo addormentare e poi ha collegato il tubo agli scarichi dell’auto. Anche lei ha ingerito qualche medicinale.