Uccide la moglie incinta e ferisce la figlioletta

A scatenare la furia dell’uomo sarebbero stati «futili motivi economici»

Gianluigi Nuzzi

nostro inviato a Valmadrera (Lecco)

All'alba l'uomo a torso nudo è sceso in ciabatte per strada con i boxer macchiati di sangue. In braccio la figlia Beatrice, 8 anni, avvolta in una coperta, paonazza dallo choc, stravolta dall'emorragia per le coltellate ricevute proprio dal padre. «Mio papà Marco quest'anno mi porterà a catechismo», si inorgogliva, fino al giorno prima, la bimba con le amichette alle elementari Giacomo Leopardi.
Il fabbro Marco Izzo, 31 anni, ha ammazzato la moglie Simona Tarso, 28 anni, con un coltello tirato fuori dal primo cassetto in cucina. Fino a tagliarle la gola. La donna aspettava un figlio. Prima sette, otto colpi a Beatrice che si era messa in mezzo per proteggere la mamma dai fendenti. Alla mattanza è sfuggito per miracolo Lorenzo, creatura di quattro anni appena. Innocente, custodirà questo incubo per tutta la vita. Lo hanno ritrovato in casa impietrito, col suo pigiamino stropicciato dal sonno, di là in camera invece la mamma riversa senza vita per terra.
Nel cortile la scena surreale, sono le 6.15. Si affacciano cauti i vicini del palazzo a tre piani, una costruzione ocra sporco dallo smog risalente al 1953. Siamo a Valmadrera, paesone alla periferia di Lecco, via Pace. Si svegliano chi per le urla, chi per i singulti di Simona, chi per l'ambulanza che inchioda. «Pensavo che stesse male la figlia - ricorda Antonia -: aveva gli occhi chiusi, dio pareva morta e lui che aspettava i lettighieri».
I ragazzi del 118 sanno già tutto. Sanno che Marco ha ammazzato la moglie. «Ci ha chiamati poco dopo le sei chiedendo un intervento. Diceva che aveva ucciso la moglie». Il raptus e l'immediata confessione a chi vuoi ti soccorra, quindi. Marco ha anche chiamato svegliandoli mamma e papà. Vivono a due chilometri di distanza, lui operaio con tutte le multe pagate, tre maschi e una femmina tirati su a fatica dopo aver lasciato le campagne avellinesi da ragazzo. E i due anziani, nonni di Beatrice e Lorenzo, sono corsi in auto con addosso la vestaglia. Ma che cosa è successo? Arriva l'ambulanza, arrivano i carabinieri. In casa la scena spettrale in camera da letto. Integre sala e cucina. Con i nonni piombati senza parole. Si dimenticano tutti persino di Lorenzo, dei suoi quattro anni. Se non fosse che nonno Antonio, e non la mamma come circola voce nel pomeriggio, all'ultimo lo passa dal balcone ai vicini, agli Anghilieri, che lo accudiscono alla meglio. Lui non parla. «Vuoi un bicchiere d'acqua Lorenzo? No. Vuoi fare colazione tesoro, il latte cacao con i biscottini, dai? No».
Ma cosa è successo? C'è poco da indagare. Non c'è mistero in questa storia. Ma disperazione, quella sì, tanta. «Guardi che si alzava sempre alle 6 - risponde la vecchietta Giulia Dossi, quella che divide il ballatoio con gli Izzo -, Marco lavora come un matto. E mai un litigio, una famiglia sana insomma. Lo scriva in memoria di Simona». E in effetti Marco ha la fedina penale candida. Mai un problema. Mai un fastidio a nessuno. Ma i debiti, quelli, sono un'altra cosa. Quelli li devi fare se i clienti non ti pagano. Soprattutto se un grosso lavoro non viene saldato. Ecco i «futili motivi economici» indicati dagli inquirenti. Ecco il perché dei dissidi che si moltiplicavano. E scavano dentro e tolgono ossigeno all'amore e per follia pure uccidono qui in una silenziosissima via Pace, in sessanta metri quadrati di un matrimonio di quelli che si raccontano come «semplice ma felice». Era otto anni fa, il primo unico sì per sempre, quando Beatrice già era stata concepita e la casetta appena ristrutturata con i soldi dei suoceri. Rifai i pavimenti, tinteggia le pareti, ora arreda. Come tutti, insomma.
Omicidio volontario per Izzo oggi e casa circondariale di Pescarenico nel fermo della Procura. Con la storia che mangia il passato e distrugge tre famiglie di un'alba nata nera. Mentre l'omicida racconta e si sfoga con gli investigatori. Intanto Beatrice lotta in sala operatoria. Entra alle 13.15. Ha ferite all'addome, quella più profonda al torace. Tagli ovunque. È in rianimazione. Torna sotto i ferri alle 16. Ce la farà. Saranno gli assistenti sociali a trovarle un nuovo tetto. Magari quello dei nonni.
Gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it