Lo uccide per non saldare un debito di 1.500 euro

Se anche fosse stato un sequestro, di certo, era apparso anomalo, sin dall'inizio. In realtà, la scomparsa di Gheorghe Marin, 23 anni, romeno, operaio edile, ha rivelato contorni ben più agghiaccianti. La storia del rapimento del ragazzo infatti è stata inventata al fine di estorcere denaro alla madre, una badante romena di 50 anni, quando in realtà il giovane non sarebbe più potuto tornare, perché il corpo verosimilmente fatto a pezzi. Una vicenda terribile scoperta in breve tempo dai carabinieri coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che hanno arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato, soppressione di cadavere e tentata estorsione, Manea Vasile, romeno, 56 anni, operaio, compagno di lavoro della vittima e Gabriel Voico, 43 anni, nipote di Vasile, accusato di concorso nel tentativo di estorsione.
Tutto comincia il 13 luglio, quando Mariana Marin, madre di Gheorghe, denuncia ai carabinieri il sequestro a scopo di estorsione del figlio, di cui non aveva più notizie dal 6 luglio. Racconta di aver ricevuto una telefonata da parte di Vasile, in cui riferiva di essere stato contattato da un gruppo di albanesi che avevano rapito il giovane, ricevendo una richiesta di riscatto di 2mila euro per il suo rilascio. Gli investigatori chiedono alla donna di concordare un appuntamento con il manovale per la consegna del denaro e in quell’occasione lo fermano per concorso in sequestro di persona. Nei giorni successivi la donna continua a ricevere telefonate in cui le vengono chiesti 5mila euro in cambio della liberazione del figlio, che invece era già stato ucciso da giorni. Grazie a una serie di intercettazioni, gli inquirenti hanno individuato il telefonista, Gabriel Voico. A casa sua, nel corso della perquisizione, è stato trovato il telefono cellulare della vittima. Nel frattempo i militari del Ris, coordinati dal procuratore aggiunto con delega alla Direzione Distrettuale Antimafia Italo Ormanni e dal sostituto procuratore della Dda, Roberto Staffa, hanno effettuato un sopralluogo in un appartamento di Villa Pamphili, dove il ragazzo aveva lavorato fino al giorno della scomparsa; lì i militari hanno trovato tracce di sangue nella vasca da bagno e su alcune maniglie delle porte. È stato proprio il complice, Gabriel Voico, durante l’interrogatorio davanti al sostituto procuratore Staffa a puntare il dito contro Manea Vasile. Mentre quest’ultimo ha inizialmente negato tenacemente qualsiasi coinvolgimento con l’omicidio del ragazzo, dicendo che per lui «era come un figlio», il nipote ha raccontato di aver ricevuto una telefonata da Vasile, il 7 luglio, in cui gli raccontava di aver ucciso Gheorghe con un colpo di martello alla tempia, nella vasca da bagno, di averlo fatto a pezzi e gettato in sacchi della spazzatura poi depositati in vari cassonetti dei rifiuti. Il movente di un omicidio tanto efferato, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe di natura economica. Marin aveva prestato dei soldi, 1.500 euro, al collega di lavoro, un anno prima e ne chiedeva insistentemente la restituzione.
Dopo alcune resistenze, il manovale ha ammesso di aver ucciso il ragazzo e gettato il suo corpo in un cassonetto, pensando poi che avrebbe potuto «approfittarne per racimolare un po’ di soldi». E così ha simulato il rapimento del giovane, chiedendo alla povera madre il pagamento del riscatto. Il corpo del ragazzo finora non è stato trovato.