Uccide la seconda moglie come la prima

Dopo il delitto si è dato fuoco. Nel 1989 fu condannato a 12 anni: ne ha fatti solo sei

Mariateresa Conti

da Ragusa

Quando hanno trovato i due cadaveri, lei in casa uccisa a coltellate, il marito ad alcuni chilometri di distanza, carbonizzato dopo essersi dato fuoco, gli inquirenti non hanno avuto dubbi del fatto di trovarsi di fronte all'ennesima, atroce, tragedia della follia, a un omicidio-suicidio scattato chissà per quale molla assurda. Ma mai si sarebbero aspettati di scoprire la verità orribile che invece è venuta fuori: già, perché quell'uomo di 70 anni, sedici anni fa, aveva ucciso la prima moglie, con modalità pressoché identiche; aveva persino tentato di togliersi la vita, senza successo. Un delitto fotocopia, inevitabilmente destinato a riaprire le polemiche sul perché, un assassino così pericoloso, fosse tranquillamente in libertà.
Arriva da Comiso, in provincia di Ragusa, questa storia agghiacciante, visti i precedenti dell'assassino. La vittima è una donna marocchina, Aicha Sahraoui, 46 anni, sposata da sei anni con Filippo Giovanni Di Cara, 70 anni. Alla base del folle gesto dell'uomo, secondo quanto raccontato da amici e vicini di casa, con ogni probabilità la gelosia. L'anziano, infatti, era ossessionato dalla convinzione che la moglie lo tradisse. Una convinzione priva di fondamento, e che pure era oggetto di continui litigi tra i coniugi.
La tragedia si è consumata nella tarda mattinata di ieri. A dare l'allarme alcuni passanti, intorno alle 14.30, che avevano notato in zona Cava Corallo - una contrada periferica della cittadina ragusana - un'auto bruciata, e un cadavere per terra. Gli inquirenti, dai primi rilievi, hanno subito intuito che si trattava di suicidio, e si sono recati nell'abitazione dell'uomo, alla ricerca di qualche indizio utile. Ma proprio nell'appartamento, sito in pieno centro storico, in una stradina alle spalle del Duomo di San Biagio la seconda, macabra scoperta: lì, ormai senza vita, giaceva uccisa a coltellate anche la moglie.
Ma la vera sorpresa è arrivata quando si è scavato nella vita di Filippo Giovanni Di Cara, ed è venuto fuori il terribile segreto che Di Cara nascondeva. L'uomo, nel 1989, aveva infatti ucciso sempre a coltellate la prima moglie, Maria Delfino. Il delitto si era consumato in Calabria, a Catona, dove la coppia viveva. In quell'occasione Filippo Giovanni Di Cara aveva anche cercato di uccidere, senza successo, la figlia, Giovanna, e quindi si era tagliato le vene. Ma i soccorritori erano arrivati in tempo, e ce l'aveva fatta. Avrebbe dovuto scontare 12 anni di reclusione, Di Cara, per quel delitto, secondo quanto stabilito dalla corte di assise di Reggio Calabria. Ma nel '95 l'uomo era riuscito ad ottenere l'affidamento ai servizi sociali. E aveva lasciato la cella. Fuori dal carcere, Di Fatta aveva cercato di ricostruirsi una vita. Prima a Reggio Calabria, poi in Germania, e quindi in Marocco.