Uccide la sorella come nel videogame

Con il fidanzato esperto di arti marziali, massacra la bambina di sette anni che doveva accudire

da Washington

Avevano appena smesso di giocare con il videogame Mortal Kombat e invece di guardare la bimba di sette anni a loro affidata hanno continuato il gioco menando pugni e fendenti alla bimba fino a ridurla in fin di vita. La morte di Zoe Garcia sta sconvolgendo un quieto paese del Colorado. La bambina è morta immediatamente dopo il ricovero al Northern Colorado Medical Center dove i medici non hanno potuto fare altro che constare sul cadavere una ventina di ferite, il polso destro rotto, la tumefazione del cranio e innumerevoli emorragie interne.
A Johnston, un paese di 3.840 abitanti, dove tutti conoscono tutti, la gente piange ma molti ammettono come la brutta fine di Zoe fosse prevedibile.
La bambina, affidata alla sorellastra Heather Trujillo di 16 anni, inseparabile del fidanzatino Lamar Robert, 17 anni, specialista di arti marziali, veniva spesso vista con dei lividi e in giro da sola anche di sera tardi. La mamma, cameriera in un bar, non era praticamente mai in casa ed Heather e Lamar, non perdevano occasione per malmenare la piccolina.
Mercoledì sera Heather e Lamar sono stati arrestati e rischiano fino a 48 anni di carcere. Secondo la ricostruzione della polizia Heather e Lamar hanno trascorso il pomeriggio a giocare a Mortal Kombat. Ad un certo punto hanno cominciato a menare pugni e fendenti a Zoe, fino a farle perdere i sensi. Durante le indagini, al coroner della Weld County che gli chiedeva perché non ha smesso di picchiare la bambina che supplicava Lamar Roberts ha semplicemente risposto «Ero ubriaco».
Roberts, che non ha perso l'occasione di vantarsi d'essere un esperto di arti marziali e d'avere le mani registrate come «arma letale», ha confessato d'aver sferrato alla piccolina un calcio che l'ha scaraventata contro la parete opposta e d'averla poi presa nuovamente a calci quando si è alzata da terra.
Quando Zoe ha perso i sensi Heather e Lamar l'hanno immersa nella vasca da bagno poi hanno cercato di farle deglutire un uovo per rianimarla. Dopo un quarto d'ora di inutili tentativi hanno chiamato i soccorsi. Ma era ormai tardi.
Ronda Somonetti, una giovane del paese che in passato aveva fatto da babysitter a Zoe e alla sorellina gemella ha rivelato agli inquirenti d'aver sempre avuto dubbi sugli abusi di cui la piccolina era vittima. «Ho addirittura preso un giorno di permesso per presentare un rapporto. Non sono però mai stata contattata dagli assistenti sociali».
Un vicino ha rivelato che una sera dello scorso novembre Zoe e la gemellina, completamente nude, stavano piangendo e bussando alla porta di casa supplicando di porter entrare. «Qualche sera dopo - ha poi aggiunto il vicino - ho visto Zoe in bicicletta da sola verso le nove. Quando le ho chiesto cosa facesse si è messa a piangere e mi ha detto che non voleva andare a casa».