Uccide la vicina per rubarle l’oro

Alessia Marani

Sarebbe stata la vicina di casa a uccidere a coltellate Leonilda Fiammenghi, classe 1931, l’anziana trovata morta mercoledì pomeriggio dai vigili del fuoco nel bagno del suo appartamento al terzo piano di un condominio popolare di via Camassei, a Tor Bella Monaca. Lori Abodi, 34 anni, madre di due bambini di tre e cinque anni, dirimpettaia della vittima, avrebbe confessato in nottata agli uomini della sezione omicidi della Squadra Mobile diretta da Eugenio Ferraro il terribile delitto. Movente, un mucchietto di gioielli che la donna sapeva che Leonilda avesse con sè e che Lori ha pensato di rubare per raccimolare denaro di cui aveva bisogno «per andare avanti». Lori ha suonato al campanello della vecchietta nel primo pomeriggio: «Hai un limone? Mi fai entrare?», e mentre quella rovistava in cucina, lei s’è «allungata» fino alla camera da letto per sincerarsi che vi fosse il portagioie. Poi l’imprevisto. Leonilda le si è fatta incontro. Lori che aveva con sè un coltellaccio da cucina con la lama lunga 26 centimetri, ha prima spintonato a terra la donna, quindi l’ha finita con due coltellate in pieno petto. Per Leonilda non c’è stato scampo. È morta dissanguata, poi trascinata fin nel bagno. Un paio d’ore. È quanto c’è voluto a Lori per tentare di eliminare ogni traccia. Prima se n’è tornata a casa sua, dall’armadietto dei prodotti ha tirato fuori un flacone di varechina, quindi stracci e scopettone. Poi è rientrata nell’abitazione della Fiammenghi. «Ha pulito come una forsennata - raccontano gli investigatori di San Vitale -, forse nell’appartamento durante quei tragici momenti è entrata anche la figlia più grande in cerca della mamma. Sul pavimento, pare, infatti, vi siano impronte lasciata a piedi nudi».
Lori si chiude la porta alle spalle. Rientra a casa. Si toglie i vestiti (i poliziotti troveranno anche una maglietta ancora sporca di sangue), corre a farsi una doccia, lava persino l’accappatoio col disinfettante. E di disinfettante e ammoniaca gli uomini della Mobile sentiranno subito un forte odore appena messo piede sul luogo dell’assassinio. Non prima però che a fare loro strada, fossero i pompieri avvisati intorno alle 18,30 dal marito di Lori. «Mia moglie - ha detto - ha sentito un gran rumore provenire dalla casa della vicina. È entrata, l’ha vista a terra. Per lo spavento ha chiuso la porta. Bisogna entrare». Ma da questo punto in poi i racconti dei coniugi dirimpettai diventano incongruenti e pieni di lacune. Intanto, gli agenti intorno alla mezzanotte trovano in un cassonetto della spazzatura l’arma del delitto, un cuscino appartenuto alla vittima macchiato di sangue, una quindicina tra catenine e anelli, quindi lo stesso portagioe, tutto racchiuso insieme con un guanto di lattice impregnato di sangue, in un sacchetto di plastica. A buttarlo nel raccoglitore dell’Ama un’altra condomina: «È stato il marito di Lori a dirmi se potevo gettarlo per lui dopo averlo incrociato sul pianerottolo». L’uomo, 35 anni, proprietario di un chiosco di panini e porchetta a Ponte Galeria, dirà agli inquirenti di essere tornato dal lavoro e di avere trovato la moglie sconvolta, probabilmente ubriaca. Quindi di avere aperto il portone con una lastra, di avere visto il cadavere e di avere fatto dietro front. Lori confesserà più tardi in Questura. Ora si attendono i risultati dei test tossicologici sulla donna per verificare se nel pomeriggio avesse bevuto o fatto uso di sostanze stupefacenti. Al vaglio del magistrato anche la posizione del marito, 35enne, imputabile di favoreggiamento nell’omicidio volontario.