«Uccidere i nostri soldati non è terrorismo»

Il ministro degli Esteri distingue tra kamikaze: più grave chi attacca i civili

Roberto Fabbri

I soldati israeliani, ieri, devono essere rimasti per un po’ a bocca aperta per lo stupore. La signora Tzipi Livni, ministro degli Esteri e tra i fondatori del partito Kadima guidato dal premier Ehud Olmert, ha infatti rilasciato una sorprendente dichiarazione durante il programma «Nightline» trasmesso dalla televisione americana Abc: «Chiunque si batte contro i soldati israeliani - ha detto il ministro - è un nemico che deve essere combattuto. Ma non penso che rientri nella definizione di terrorista se il suo obiettivo è un soldato».
La signora Livni (che è stata ufficiale nelle forze armate e ha servito nel servizio segreto) intendeva così sottolineare con la massima forza la gravità dei gesti di quanti hanno ucciso in Israele civili innocenti, e infatti in un’intervista a Radio Gerusalemme ha confermato che gli atti di violenza contro i militari possono essere considerati «più legittimi», ma ha aggiunto che «bisogna fare di tutto per impedire che ai terroristi sia riconosciuta una legittimità. Nessuno al mondo può guardarmi negli occhi e dirmi che un terrorista che si fa esplodere in un ristorante, in una discoteca o in un centro commerciale ha agito per ragioni legittime». Ma questo non è bastato per evitare che cominciassero le polemiche.
In particolare Uri Ariel, un deputato di un partito nazionalista di destra, ha dato sfogo alla sua indignazione con queste parole: «Il premier Olmert dovrebbe licenziarla in tronco, perché parlando così legittima gli attacchi contro i nostri soldati. Non è degna di fare il ministro degli Esteri».
Mentre il ministro degli Esteri, non ancora cinquantenne e considerata uno dei politici emergenti di Israele, distingue tra kamikaze e kamikaze, ieri il mondo politico israeliano ha ufficialmente preso atto che Ariel Sharon non tornerà più. Tutti lo avevano capito, naturalmente, non essendosi l’ex premier più ripreso dal secondo e micidiale ictus che lo ha colpito lo scorso 4 gennaio. Ma solo ieri, nel corso di una malinconica seduta del Parlamento, si è ufficializzata l’uscita di scena definitiva dell’uomo che ha guidato con mano fermissima lo Stato ebraico in questi ultimi anni. Il segretario del governo Israel Maimon aveva la voce rotta dall’emozione quando ha fatto presente ai ministri che, essendo trascorsi cento giorni dal grave incidente cerebrale patito da Sharon, ed essendo da allora sempre rimasto in coma profondo, è necessario mettere agli atti che il premier di Israele è definitivamente «incapace» di svolgere le proprie mansioni. Da venerdì a mezzanotte, perciò, ogni ipocrisia formale cadrà: il vicepremier Ehud Olmert diventerà primo ministro a tutti gli effetti.
Anche ieri, infine, è proseguita l’offensiva israeliana cominciata venerdì scorso contro le rampe di lancio dei razzi Kassam che, partendo dal nord della Striscia di Gaza, colpiscono il territorio dello Stato ebraico. Ieri motovedette della Marina militare hanno bombardato alcune installazioni della sicurezza dell'Autorità Nazionale Palestinese, senza che si abbia avuto notizia di vittime o danni. Nell’arco di cinque giorni, tuttavia, si sono contati 13 morti tra i militanti dei gruppi armati palestinesi.