«Ucciderlo non aiuterà la pace»

La Santa Sede non commenta la sentenza: «Ma per principio siamo contrari alla pena di morte»

da Città del Vaticano

Il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e il direttore della Sala Stampa della Santa Sede Federico Lombardi hanno entrambi risposto un secco no comment alle domande dei giornalisti sulla condanna a morte di Saddam Hussein. La Radio Vaticana ha però affermato, per bocca del gesuita Michele Simone, vice direttore della Civiltà Cattolica, che «la situazione dell'Irak non si risolve con questa condanna a morte. Molti cattolici, e noi tra di loro - ha detto padre Simone ai microfoni dell'emittente del Papa - sono contrari per principio alla condanna a morte. E anche in una situazione come quella dell'Irak, nella quale le condanne a morte, di fatto, ogni giorno, sono centinaia, un'altra aggiunta a tutte queste non serve a nulla. Ma salvare una vita, il che non vuol dire accettare tutto ciò che ha fatto Saddam Hussein, è sempre un fatto positivo.
Padre Justo Lacunza, rettore del Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici, ha deprecato anche lui la sentenza: «Penso che una condanna a morte, in questo preciso momento, sia controproducente per quello che accadrà nei prossimi giorni. A livello dei principi può darsi che non ci fosse spazio al di fuori di una condanna a morte, ma personalmente penso che condannare a morte colui che è stato presidente dell'Irak per moltissimi anni, e con il quale l'Occidente, Paesi di Europa, l'America, vari Paesi asiatici, mediorientali, africani, insomma tutto il mondo, hanno collaborato, non sia la buona strada per arrivare a trovare delle soluzioni reali per quello che succede in Irak». Un no alla logica dell’occhio per occhio, dente per dente è venuto infine dal cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per la giustizia e la pace.