"Uccidete anche me", l'Italia in piazza per salvare Eluana

L’Italia è con Eluana. Discute, si confronta e prega. Scende in piazza mentre lei è in agonia e le dà la voce che non ha più, da 17 anni. Prende le sue foto e le sventola come bandiere. Accende candele e porta bottiglie d’acqua a pochi metri dalla sua stanzetta a Udine. Come a dire: «Eluana, ecco, bevi. Torna a vivere». In tanti, tantissimi si stanno mobilitando per supplicare di salvarla e di tenerla in vita. Contro tutto il popolo dei cinici che credono di mettere fine alle sue sofferenze staccando la spina. Cristiani contro laici. Credenti contro scettici. «Io sono pro Eluana» si scontrano. E in quel «pro Eluana» ognuno racchiude un significato diverso, opposto: «Per farla vivere», «No, per farla morire». Mentre i politici hanno una manciata di giorni per arrivare a formulare una legge, la gente comune non sta a guardare. Tutti potremmo essere Eluana, tutti siamo sensibili all’argomento. «Allora uccidete anche me» scrive su un cartello un ragazzo disabile, condannato a vivere su una sedia a rotelle e costretto a farsi aiutare per tutto: per mangiare e per parlare. «Questo è omicidio» piange una mamma davanti al portone della clinica «La Quiete». Chi difende la vita sgrana i rosari e si raduna in momenti di preghiera collettiva, con le candele accese. Le petizioni non si contano e ognuno porta avanti la «lotta» a modo suo.
C’è perfino chi ha organizzato una marcia di 850 km da Striano, un piccolo comune ai piedi del Vesuvio, fino a Udine, davanti alla clinica di «Elu». Sono i giovani dell’associazione Progetto Famiglia, partiti sabato scorso e impegnati per una settimana in una faticosa protesta, chilometro dopo chilometro, contro chi vuole togliere la vita a Eluana. Mentre loro risalivano l’Italia, i medici hanno tolto il sondino, hanno interrotto l’alimentazione. Ma nessuno dei «maratoneti» si è arreso, anche se le notizie da Udine non erano certo incoraggianti. «Siamo figli di un solo Padre - dicono, mentre esausti accendono le candele di fronte al cancello - e quindi Eluana è una nostra sorella. È stata ingiustamente condannata a morte». Lungo il percorso i giovani cattolici hanno ricevuto insulti e critiche dal popolo di chi solidarizza con il padre della donna e appoggia l’eutanasia. «Non abbiamo risposto alle provocazioni. Lottiamo per tutti quelli che come Eluana vogliono vivere anche nella sofferenza».
E poi ci sono quelli che perdono il sonno per pensare a Eluana. La immaginano ancora giovane e sorridente, con i suoi bei cappelli estivi, con i suoi occhiali da sole, e pregano per lei. Come Mario, un piccolo imprenditore veronese, produttore di biciclette, che ha raccolto l’invito lanciato da Radio Maria e ogni mattina mette la sveglia alle tre, si alza e recita il rosario perché Eluana non muoia. Assieme a lui un popolo discreto di persone che rinunciano a dormire e si raccolgono in preghiera, in una veglia silenziosa e delicata. Ognuno a casa sua ma tutti uniti, senza conoscersi, in un solo desiderio. In tanti si trovano in chiesa dopo il lavoro. Lì non c’è spazio per gli «è giusto così» e gli «è meglio cosà». Non entrano le battaglie politiche e le diagnosi mediche. Lì si sta in silenzio, in bilico tra dolore e speranza, e ci si raduna per condividere un sentire pacato e rispettoso.
A Perugia centinaia di persone hanno partecipato ieri alla fiaccolata per la vita promossa dal forum delle associazioni familiari: un corteo che, in silenzio e senza slogan, si è snodato per le vie del centro storico.
In più di 70mila persone hanno firmato l’appello al presidente Napolitano «per risparmiare la vita di Eluana». Ventimila le firme sul sito www.appelloanapolitano.enter.it e 50mila quelle raccolte nei banchetti organizzati in diverse città d’Italia. «Quando arriveremo a quota 300mila le consegneremo al Quirinale per chiedere una moratoria della sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione». On line, sono numerosissime le petizioni e altrettante le persone che aderiscono. Chi difende la vita «a tutti i costi, anche se imperfetta» si organizza in gruppi virtuali sul social network di Facebook e raccogliendo l’adesione di oltre 50mila giovani. «Liberiamo Eluana» propone qualcun altro, trovando riscontro in 27mila sì.
Anche gli studenti si mobilitano: nei giorni scorsi i ragazzi di Comunione e Liberazione hanno organizzato un presidio pro Eluana di fronte all’università Cattolica di Milano e in questi giorni si discuterà del caso in tutte le scuole superiori. I liceali della Rete degli studenti lanciano la provocazione: «Siamo tornati al Medioevo e stiamo andando verso una pericolosa deriva». Da qui comincerà il dibattito per confrontarsi sul valore della vita.