«Uccidiamo Berlusconi» Perché nessuno chiude quel gruppo su Facebook?

Caro direttore,
pur avendo già una bella età (ho 62 anni), sollecitato dalle mie figlie e anche dalla mia professione, sono uno psicologo, sono entrato in Facebook dove ho scoperto un mondo tutto particolare, atipico, spesso bizzarro. La vera sorpresa del sito sono «i gruppi». Ce n’è per tutti i gusti, dal fan di Calimero o della «Dolce Remi» al nostalgico del gettone telefonico, sino a coloro che condannano costumi e comportamenti in nome e per conto di etiche sempre diverse in quanto strettamente personalizzate. Ma sono decisamente i gruppi politici la inevitabile peculiarità del sito. Non meravigliano le fazioni contrapposte, né le accuse reciproche, fanno parte del gioco. Quello che davvero è inaccettabile riguarda i toni violenti dei ragazzi di sinistra. Già mi ha colpito il fatto che alcuni sul loro profilo si definiscono «tendenzialmente brigatista», ma il meglio di loro lo danno nelle discussioni interne ai vari gruppi. Già i titoli di questi gruppi sono tutto un programma: Berlusconi è un criminale (5258 iscritti), il ministro Scajola in galera (4 iscritti!!), Brunetta boia (3 iscritti!!), ma i commenti allegati sono ancora più terribili: «Vorrei sparare a Berlusconi e vederlo in agonia per ore», «pagherei un milione di euro al sicario che accetta di ammazzare quel cane di Berlusconi», «sterminerei tutta la famiglia Berlusconi per vedere l’effetto che fa», «onore ai compagni brigatisti!» e così via. La cosa più bella comunque l’ho scovata in un gruppo intitolato: «Uccidiamo Berlusconi». Dopo un centinaio di commenti deliranti , tutti diretti ad individuare il metodo più cruento per uccidere il premier, si è inserito un ragazzo che ha scritto: Sono sicuro che quasi tutti voi tenete nella cameretta la bandiera arcobaleno della pace. Complimenti.

Abbiamo già denunciato questo gruppo delirante qualche settimana fa. Mi stupisco che ancora nessuno sia intervenuto per chiuderlo. Per quanto mi riguarda, non sono mai entrato in Facebook e spero di resistere alla tentazione di entrarci. Penso che sia una moda passeggera, che sparirà presto come è stato per Second Life. E, personalmente, se devo incontrare un amico preferisco ancora farlo di persona: sempre meglio condividere una cena che un microchip.