Uccidono Eluana nel modo più atroce Un'agonia che durerà due settimane

Un medico: "Per i primi tre giorni si continuerà a nutrirla
artificialmente. Dopo verrà sospesa l’alimentazione&quot;. Il primario Gattinoni: <strong><a href="/a.pic1?ID=325975">&quot;Atroci sofferenze&quot;</a></strong>. Sacconi <strong><a href="/a.pic1?ID=325978">studia la contromossa</a></strong>. Appello alla politica per una legge sul testamento biologico<strong> <a href="/a.pic1?ID=325937" target="_blank">da parte del Capo dello Stato</a></strong>. Monsignor Fisichella: <strong><a href="/a.pic1?ID=325981">&quot;Basta mentire, è eutanasia&quot;</a></strong>

Udine - Il conto alla rovescia è scattato. Eluana Englaro, la donna in stato vegetativo da 17 anni, all’alba è arrivata alla casa di cura "La Quiete" di Udine. Uno dei medici che ha seguito la Englaro ha fatto sapere che il sondino della donna non verrà staccato e che, dopo i primi tre giorni in cui si continuerà a nutrirla artificialmente, l’alimentazione verrà sospesa. "Il sondino non verrà staccato e per i primi tre giorni si continuerà a nutrirla artificialmente, allo scopo di permettere al personale di verificare la situazione. Dopo questi tre giorni, senza staccare il sondino, verrà sospesa l’alimentazione", ha detto il professor Carlo Alberto Defanti.

La stanza Eluana si trova in una stanza al primo piano della struttura di Udine, in attesa dell’arrivo del papà Beppino, e di un nuovo trasferimento al terzo piano della clinica. Per il trasferimento di Eluana in nuove stanze, al terzo piano della sede della Quiete, invece, bisognerà attendere l’autorizzazione dei parenti di alcuni degenti che dovrebbero consentire lo spostamento dei congiunti per liberare due locali. In una stanza dovrebbe essere ospitata Eluana; nell’altra Beppino Englaro. Attualmente, la porta della stanza nella quale si trova Eluana è costantemente sorvegliata da una guardia giurata; altre guardie giurate - da quanto si è saputo, almeno tre - controllano e sorvegliano la sede, gli ingressi e le strutture della casa di accoglienza La Quiete.

L'ultimo viaggio L’ambulanza che trasportava Eluana, secondo quanto riferito da un dipendente della casa di cura "La Quiete", è giunta nella struttura sanitaria di Udine qualche minuto prima delle 6 di ieri mattina. Il sindaco di Udine si era impegnato ad ospitare la donna per procedere poi alla sospensione dell’alimentazione forzata. Nella notte, Eluana ha lasciato la casa di cura "Beato Luigi Talamoni", a Lecco, dov’era ricoverata da alcuni anni.

La vicenda Si trascina ormai da diversi anni tra ricorsi legali e polemiche politiche, ha avuto un’ulteriore svolta lo scorso 26 gennaio, quando il Tribunale amministrativo della Lombardia ha accolto il ricorso di Beppino Englaro per annullare il provvedimento con cui la Regione negava alle strutture sanitarie sul suo territorio la possibilità di interrompere l’alimentazione forzata.

Beppino Englaro Il padre di Eluana dice di difendere la volontà della donna di morire se si fosse trovata nelle circostanze attuali. Nei giorni scorsi, i presidenti di Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna avevano detto che, se fosse stato loro chiesto, avrebbero messo a disposizione le strutture sanitarie delle loro regioni. A metà gennaio, il consiglio di amministrazione di un’altra clinica di Udine aveva deciso di non accogliere Eluana, dopo la minaccia del ministro della Salute Maurizio Sacconi di assumere provvedimenti contro le strutture sanitarie che si fossero prestate a quello che per la Chiesa cattolica è un atto di eutanasia.

"Resto in silenzio" "Fino alla fine di questa vicenda non parlerò più. Poi si vedrà se avrà un senso parlare oppure no": lo ha detto in serata, a Udine, Beppino Englaro. L'uomo è arrivato nel pomeriggio a Udine e ha incontrato subito l’avvocato Giuseppe Campeis, che lo ha poi accompagnato alla casa di cura La Quiete per una visita alla figlia. Nello studio del legale - si è saputo - Beppino Englaro ha firmato gli ultimi documenti. "Sotto il profilo del diritto - ha detto Campeis - non ho alcun dubbio". E Beppino, sull’onda di questa dichiarazione del legale, ha sottolineato che "è incredibile che non si capisca. Significa essere negazionisti del diritto. Negare la concretezza, negare la realtà".

Sacconi: "Struttura non abilitata" "C’è una sentenza che autorizza la sospensione della nutrizione e idratazione artificiale in un caso specifico, quello cioè di Eluana Englaro, e che però non risolve il problema dell’abilitazione delle nostre strutture nelle quali ciò può essere realizzato". A sottolineare questo aspetto è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi in una intervista rilasciata alla trasmissione Porta a Porta e che andrà in onda nella puntata di questa sera. "Stiamo valutando - ha detto Sacconi - tutti i profili formali e stiamo dialogando con la regione Friuli Venezia Giulia cui abbiamo posto altri quesiti". Secondo il ministro "si sta tentando di condurre Eluana a morte in un ambito esterno ai servizi socio sanitari; ma - ha rilevato - sorgono una serie di problemi formali" perché "tutto il nostro sistema, ed anche i compiti della casa di cura La Quiete, sono rivolti alla vita e non alla morte. Quindi si evidenzia una contraddizione. Si tratta di verificare - chiude il ministro - ora gli atti formali che sono effettivamente possibili, ma resta confermato il divieto di stop dell’idratazione e della nutrizione nel servizio sanitario nazionale".

Le denuncia del Vaticano "È inconcepibile pensare di uccidere una persona in questo modo": lo ha affermato il presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, Javier Lozano Barragan riferendosi all’interruzione dell’idratazione e dell’alimentazione per Eluana. "Quando sta accadendo - ha aggiunto il cardinale - è un atto di antiumanesimo". Il cardinale Barragan ha riaffermato quanto detto dal Papa domenica scorsa a proposito della vicenda, definendo l’eutanasia "una falsa soluzione al dramma della sofferenza". E Barragan non ha dubbi sul fatto che la sospensione dell’alimentazione per Eluana non abbia "nulla a che fare con l’accanimento terapeutico, che in questo caso non c’è. Quello che vogliono fare, dobbiamo dirlo con realismo - ha aggiunto - è aggiungere alle sue sofferenze la morte per sete e fame, una cosa inconcepibile, un esempio di antiumanesimo". Barragan ha poi affermato che definire Eluana Englaro "in stato vegetativo è un termine improprio, perché la vita di Eluana è umana e non vegetale e, anche se sembra non essere cosciente, non sappiamo se è davvero così". E ancora: "C’è solo una circostanza in cui alimentazione e idratazione possono essere sospesi, ed è quando non servano ormai più a nulla. In punto di morte e in presenza di gravi sofferenze può essere un sollievo, ma - ha ribadito - non è questo il caso di Eluana. Spero che le persone che l’hanno in carico - ha concluso - riflettano sulla dignità della persona e il valore della vita. Se hanno una coscienza cristiana, sappiano che toglierle l’alimentazione è contro la morale cristiana; ma anche per la legge morale naturale la vita è un sostantivo e non un aggettivo". Riferendosi infine alle norme sul fine vita, Barragan ha affermato che "una legge deve essere sempre in ragione del bene comune e deve sancire l’obbligo di rimanere in vita. Se consentisse la morte di una persona non sarebbe più una legge, finalizzata al bene, ma una norma arbitraria, che ha per scopo il male".

La condanna dei vescovi I vescovi italiani ribadiscono che togliere l’idratazione e l’alimentazione ad Eluana è "al di là delle intenzioni, eutanasia" e si affidano, in questo momento, alla forza della preghiera. Tuttavia, affermano anche la loro vicinanza alla famiglia Englaro, "così duramente provata. È a tutti evidente - ha detto in una conferenza stampa il segretario della Cei, monsingor Romano Crociata - che qualsiasi azione volta a interrompere l’alimentazione e l’idratazione si configurerebbe, al di là delle intenzioni, come un atto di eutanasia. Per parte nostra - ha aggiunto - osiamo ancora sperare nella forza della preghiera, che vince le resistenze più nascoste, e siamo vicini alla famiglia, così duramente provata, e alle suore di Lecco, che hanno amorevolmente assistita Eluana Englaro fino a ieri". Secondo il segretario della Cei è "inconcepibile togliere cibo e acqua alla donna e nello stesso tempo, per farle sopportare questa privazione, dover ricorrere a terapie e medicine contro il dolore". Si tratta, ha ripetuto, di una contraddizione enorme. "Togliere il sondino non è un atto di pietà" ha affermato. "La vera pietà è quella testimoniata dalle suore di Lecco, che hanno accudito finora Eluana, in coma vegetativo da 17 anni".

Roccella: "Sentenza incompatibile" C’è una "incompatibilità oggettiva tra il servizio sanitario nazionale e l’applicazione del decreto della Corte d’Appello di Milano" che autorizza la sospensione dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale a Eluana. Lo ha affermato il sottosegretario alla salute Eugenia Roccella: "Chiederemo informazioni dettagliate alla clinica La Quiete di Udine, sul protocollo e le modalità amministrative, e chiederemo se è vero che Eluana Englaro non è stata ricoverata a scopo di cura. Vigileremo e, come ministero - ha detto Roccella - faremo in modo di assicurare che siano rispettate le regole del ssn".

Flick: preoccupato da conflitto politico "Penso, con un po' di preoccupazione, che un problema drammatico di questo tipo è diventato oggetto di un conflitto politico ideologico di contrapposizione che sarebbe meglio non ci fosse": il presidente della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick, ha commentato così il caso di Eluana Englaro, parlando agli studenti dell’istituto omnicomprensivo di San Donato Milanese.