Uccidono la madre per soldi con l’aiuto di papà

Marino Smiderle

da Treviso

Per i soldi hanno ammazzato la madre, non si sa ancora se a bastonate o a forza di pugni e calci. A dar loro manforte anche il padre, nonché marito della vittima, per completare un quadro familiare da incubo, dipinto col sangue. Graziella Barbiero, 52 anni, è stata uccisa in casa, a Faè di Oderzo, nel Trevigiano, profondo Nord Est. Dopodiché gli assassini hanno caricato il cadavere nella macchina della donna, una Fiat Punto, e l’hanno portato a Rivadolmo, dove l’hanno scaricato, sull’argine del Piave.
I figli, Benjamin e Brian Baldissin, di 31 e 23 anni, hanno già confessato, mentre il marito, Claudio Baldissin, 56 anni, nega ogni coinvolgimento. I carabinieri di Treviso, coordinati dal pm Antonio Miggiani, hanno però disposto il fermo per tutti e tre, convinti che questo efferato delitto sia maturato all’interno di un clima familiare fortemente deteriorato da contrasti di natura prevalentemente economica.
Secondo la prima ricostruzione effettuata dai carabinieri, la donna sarebbe stata uccisa mercoledì mattina. Il cadavere è stato ritrovato giovedì sera, a Rivadolmo, da un signore che stava facendo una passeggiata sugli argini del Piave. Sulle cause della morte il magistrato è cauto: in un primo momento sembrava fosse stata finita a bastonate, o comunque con un corpo contundente. Pare che nel corso dell’interrogatorio un figlio abbia, però, sostenuto che la madre sarebbe morta cadendo e battendo la testa, dopo una violenta colluttazione in sala da pranzo. Niente premeditazione, insomma, ma un «incidente».
La versione dei figli, comunque, parte proprio da questo dettaglio: hanno visto la madre a terra, senza vita e hanno pensato in fretta come sbarazzarsi del cadavere, cancellando con cura ogni traccia di sangue sul pavimento e sulle pareti.
Di fronte a questa ricostruzione da parte dei figli, che hanno di fatto confessato l’omicidio della mamma, pur sostenendo l’accidentalità della caduta, il padre reclama la propria totale estraneità.
Tutto matura all’interno di una famiglia disgregata da tempo, da dieci anni circa, quando i coniugi Baldissin, che abitano con i figli in una bella villetta, decidono di separarsi di fatto, pur rimanendo a vivere sotto lo stesso tetto. Ma ognuno fa la propria vita, e l’uomo, usandola come alibi, ha spiegato che attualmente ha una relazione con una moldava e che per questo resta a lungo lontano dalla villetta di Faè di Oderzo. Ed è proprio la villetta, costruita con tanta fatica e sacrifici dalla coppia un tempo unita, la causa scatenante dell’odio familiare. Baldissin ha da tempo offerto all’ormai ex moglie 170mila euro per liquidarla e poter così disporre dell’intero immobile. Graziella Barbiero però non riteneva sufficiente quell’importo e si rifiutava di andarsene.
I figli, a parziale giustificazione di un atto ingiustificabile, hanno parlato di mamma manesca e violenta, ma avrebbero ammesso che la causa che ha scatenato la rissa familiare e il conseguente omicidio è da ricercare in quella villetta diventata un vero e proprio inferno. La donna non voleva andarsene, loro volevano cacciarla: il risultato è stato un delitto che potrebbe costare ai tre una vita in carcere.
Lunedì i tre fermati saranno interrogati dal gip Valeria Castagna, per l’udienza di convalida. L’autopsia, fissata per mercoledì, potrebbe essere determinante per chiarire una volta per tutte com’è stata uccisa la donna e per inquadrare le responsabilità dei figli e del marito.