Uccisa ai giardini, c’è un identikit

MIlanoUn uomo non altissimo, circa 1.70 robusto, pelle olivastra, faccia rotonda e dai lineamenti regolari. È l’identikit dell’assassino di Pasqualina Labarbuta, 37 anni, pugnalata su una panchina di parchetto di via Borsa, periferia nord ovest. «Una morte forse non voluta - spiega il capo della mobile Francesco Messina - determinata da un movimento brusco della vittima quando si è vista minacciata con un coltello dall’assassino, poi fuggito spaventato».
La donna, separata, tre figli, era al suo primo giorno di lavoro come sostituta della custode di un condominio di via Alex Visconti. Uscita per la pausa pranzo si è sdraiata su una panchina dove è stata colpita con una coltellata che le ha trafitto il cuore. «Un colpo di una precisione chirurgica» commenta Messina. Tanto da lasciar pensare a un gesto non voluto dall’assassino che l’avrebbe avvicinata per rapinarla, molestarla sessualmente o forse solo minacciarla, nel caso i due si conoscessero. Lei sente la presenza dell’uomo si alza di scatto e viene colpita da una «pattada», tipico coltello sardo, di appena nove centimetri. Non certo adatto per un delitto.
L’assassino scappa subito, butta il coltello in un cespuglio, dove sarà poi ritrovato, lasciando così impronte digitali e Dna, cioè la sua firma. Altro elemento che lascia pensare a un crimine «non organizzato» e, appunto, forse nemmeno voluto.