Uccisa dal bus, autista indagato: era al cellulare

La vittima, una psicologa di 33 anni, stava attraversando la strada sulle strisce

Enrico Lagattolla

Al semaforo di via Procaccini, alle 18.35 di domenica, due persone sono al telefono. La prima, una giovane psicologa di 33 anni, attraversa la strada. Cammina sulle strisce pedonali, il semaforo è verde. L’altra è il conducente del «57». L’autobus svolta da via Piero della Francesca, e travolge la ragazza. Che muore pochi minuti più tardi. Qualcuno assiste alla scena e racconta: «L’autista parlava al cellulare». Per quell’episodio, il pubblico ministero Alessandra Dolci ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Il nome del conducente dell’autobus finisce nel registro degli indagati.
Quasi un atto dovuto, quello della Procura, così come accade per la maggior parte degli incidenti mortali. Ma il pm potrebbe contestare anche l’aggravante della «colpa cosciente», prevista dal codice penale. In altre parole, l’autista avrebbe tenuto un comportamento consapevolmente pericoloso, nella convinzione che questo non avrebbe avuto alcuna conseguenza. Così non è stato. A suo favore, però, l’articolo 173 comma 2 del codice della strada, che permette l’uso «durante la marcia di apparecchi radiotelefonici» anche a «conducenti di veicoli adibiti al trasporto di persone», anche se solo per cause di servizio.
L’autista della «57» sarà interrogato nei prossimi giorni dal magistrato, come potrebbero essere ascoltati anche alcuni testimoni che erano presenti in via Procaccini. Tre automobilisti che hanno riferito agli agenti della polizia locale di aver visto il dipendente dell’Atm parlare al cellulare al momento dell’impatto mortale. Tra questi, un automobilista che ha raccontato di aver intuito «che l’autista era distratto, che non aveva visto la ragazza perché impegnato a parlare al telefonino. Ho cominciato a suonare come un pazzo, ma non c’è stato niente da fare». Per tutti, comunque, il mezzo procedeva lentamente, e avrebbe travolto la donna con la parte posteriore. Ora la polizia locale chiede che i passeggeri di quell’autobus si facciano avanti per rendere ulteriori testimonianze, così da chiarire la dinamica dell’incidente.
E sulla vicenda interviene anche il Codacons. La richiesta è di mettere mano al codice della strada, per avere leggi più severe contro chi - nell’esercizio di un servizio pubblico - usa il cellulare. Licenziamento incluso. «Sono innumerevoli le proteste che ci arrivano - spiega l’avvocato Marco Maria Donzelli, presidente del Coordinamento delle associazioni per la difesa dei consumatori - per l’uso sconsiderato dei cellulari. Non solo per autisti di autobus ma anche per tassisti, vigili e altri funzionari che svolgono un pubblico servizio». Il punto, spiega ancora Donzelli, è che «per chi trasporta persone e ha una responsabilità così importante non possono valere le regole generali del codice della strada che autorizza ad esempio l’uso del cellulare con auricolare o vivavoce. I regolamenti di esercizio delle società di trasporto dovrebbero già proibirne l’uso, ma spesso non prevedono sanzioni severe o non sono applicati. Per questo chiediamo di prevedere il licenziamento per chi usa il cellulare in servizio e modifiche al codice della strada».