Uccisa a casa, indagati convivente e figlio

Una vicina che sente i colpi di pistola, li scambia per dei petardi e non corre a vedere cosa accade; il «suocero» che passa accanto alla villa del figlio e della sua convivente già agonizzante dietro alla legnaia e non si accorge di nulla; un’amica che chiama al cellulare della vittima proprio mentre l'assassino scarica i cinque colpi della pistola a tamburo contro Tatiana Tulissi. Una serie di terribili coincidenze che, forse, avrebbero potuto già dare un nome e un volto a chi ha deciso martedì sera verso le 18.30 di uccidere questa donna, 27 anni, impiegata in una ditta di sedie a Manzano, in provincia di Udine, e compagna di Paolo Calligaris, imprenditore vitivinicolo molto noto nel settore.
Invece, a due giorni di distanza questo omicidio è ancora un rompicapo. Si vaglia ogni ipotesi: dalla rapina finita male, al rapimento, fino al raid punitivo o al delitto «domestico».E intanto c’è chi ricorda due episodi di aggressioni di un uomo con una pistola avvenute nei mesi scorsi in due ville isolate a poca distanza di qui.
Per ora l’unico dato certo è il primo risultato dell'autopsia eseguita ieri mattina sul corpo della vittima. L'esame ha consentito di stabilire che prima di essere uccisa la donna è stata colpita alla fronte con un corpo contundente, forse il calcio della pistola usata per l'omicidio. Lo stesso procuratore Antonio Biancardi ha aggiunto un particolare: Tatiana Tulissi è stata colpita mortalmente al fianco destro. Elementi che confermerebbero la ricostruzione secondo la quale la donna ha avuto una colluttazione con il suo assassino. «Il decesso è avvenuto poco dopo le 18.30», ha puntualizzato il magistrato. Pochi minuti prima, dunque, che il convivente tornasse a casa. Paolo Calligaris rientrava da Ca’ Tullio, l'azienda agricola di famiglia; ha visto la compagna stesa a terra e ha cercato di rianimarla. La sua testimonianza è stata analizzata ancora ieri mattina in un incontro con gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore di Udine Lorenzo Del Giudice e sempre ieri sono stati inviati ai carabinieri del Ris di Parma i primi dati delle prove stub (il guanto di paraffina, ndr) eseguite sul cadavere della donna. Questo per verificare da quale distanza siano stati sparati i colpi. Un esame analogo è stato eseguito su Paolo Calligaris e su suo figlio Paolo, diciassette anni. Entrambi hanno ricevuto un avviso di garanzia, ma spiegano gli inquirenti, si tratterebbe di un atto dovuto per consentire loro di nominare propri consulenti per gli accertamenti tecnici che saranno eseguiti nelle indagini preliminari.
Ad uccidere la donna sono stati due dei cinque colpi esplosi da una pistola a tamburo. L'ipotesi più verosimile è che Tatiana Tulissi sia arrivata in casa verso le 18, abbia acceso il camino e, volendo alimentare ulteriormente il fuoco, sia uscita dalla grande villa per prenderne altra. Davanti alla legnaia si sarebbe trovata faccia a faccia con il killer. Fra i due nasce una colluttazione, lei scappa e viene ferita a morte alla schiena dai colpi di pistola. Entrare nella villa è facile: cancello a parte la proprietà dei Calligaris è circondata da una siepe che facilmente si può scavalcare e all'esterno non ci sono dispositivi di videosorveglianza. L'assassino conosceva bene gli orari della vittima e la casa. In carabinieri del Ris hanno battuto palmo a palmo il parco e hanno trovato dei mozziconi di sigaretta, ma lo stesso Paolo Calligaris è un accanito fumatore, così come alcuni amici che erano soliti frequentare la coppia.
All'ora del delitto Paolo Calligaris aveva un appuntamento in villa con il figlio che vive con la madre da cui Paolo si era separato anni fa per rifarsi una vita con Tatiana. Padre e figlio avrebbero dovuto riparare la marmitta di una moto «Quad».
Ieri, oltre ad altre sei persone, è stato ascoltato dai carabinieri anche il convivente della ex moglie di Calligaris.