Uccisa per un cd una vigilante della Coop

I sindacati di categoria proclamano una giornata di sciopero dei metronotte: «Per risparmiare non garantita la sicurezza»

Diego Pistacchi

da Carasco (Genova)

Una vita vale un cd. Monica Mari è morta per 15 euro o poco più. Per aver fatto il suo dovere. Per aver sorpreso un ladro che cercava di nascondere un disco sotto la giacca e per avergli chiesto di seguirla al punto d’ascolto dell’Ipercoop. Un ladro che non ha esitato a tirare fuori un coltello e a colpirla in pieno petto, dritto al cuore, per evitare una denuncia per furto o tutt’al più anche qualche grana con la polizia per un permesso di soggiorno magari scaduto.
Eppure sembrava una giornata qualsiasi, all’Ipercoop di Carasco, pochi chilometri alle spalle di Chiavari, riviera ligure di levante. I soliti carrelli pieni, le solite code alle casse. Persino il solito tentativo di furto: un ladruncolo che girava tra gli scaffali cercando di staccare la placca antitaccheggio da una confezione di cd, per poi passare dalle casse senza far suonare l’allarme. Monica Mari, trentotto anni e un lavoro tutto sommato tranquillo da addetta alla sicurezza dell’ipermercato, di situazioni così ne aveva già viste. E ieri non si è comportata diversamente dal solito. Ha agito in borghese, insieme a un collega, Cristian A., sei anni più giovane di lei. Insieme si sono avvicinati al ladro, senza dare troppo nell’occhio. Hanno aspettato che si avvicinasse alle casse, poi gli hanno chiesto di seguirli in un punto appartato, al centro d’ascolto, per una verifica.
Lì il ladro ha scelto di diventare un assassino. Ha tirato fuori un coltello che aveva in tasca. Si è girato di scatto verso Cristian A. e lo ha ferito al collo. Poi, prima che la donna potesse rendersene conto, l’ha colpita in mezzo al petto. Una coltellata, ma terribilmente precisa. Al cuore. Monica Mari è caduta a terra mentre il collega cercava di soccorrerla e il ladro era già in fuga. I clienti dell’ipermercato hanno solo visto quest’uomo che scappava, hanno sentito le urla dell’addetto alla sorveglianza che chiedeva aiuto. Ma non si sono resi subito conto di quanto fosse davvero accaduto. Di appena fuori dalla norma c’è stato solo l’annuncio che richiedeva la presenza di un medico al punto di ascolto. Un fatto giustificabile da un banale malore di un dipendente o di un cliente. Questo fino a quando all’Ipercoop sono arrivate le ambulanze con i medici del 118 e le prime pattuglie di carabinieri. Tutto inutile, i soccorsi per la donna e le ricerche dell’assassino. Monica Mari è morta prima ancora di essere portata all’ospedale di Lavagna, dove invece è stato curato il suo collega, che ha una prognosi di 20 giorni per la ferita al collo.
Gli inquirenti hanno cercato di svolgere i loro accertamenti con la massima discrezione possibile, hanno isolato la zona dove è avvenuto l’omicidio, mentre i clienti venivano fatti allontanare. Poi una possibile svolta. I carabinieri hanno transennato anche i locali dei servizi igienici dell’Ipercoop, dove probabilmente l’assassino era stato visto entrare prima del tentativo di furto. E dove poteva aver lasciato qualche traccia organica in grado di «regalare» il suo Dna. I testimoni e le telecamere a circuito chiuso hanno permesso agli inquirenti di ricostruire un identikit quasi perfetto dell’uomo che ha accoltellato Monica Mari. E che forse nell’ascensore del centro ha lasciato le sue impronte digitali. Di lui si sa anche che dovrebbe essere originario dell’est europeo, forse uno slavo. Eppure tutti questi elementi non hanno permesso di catturarlo.
L’uomo è uscito di corsa dall’ipermercato riuscendo a raggiungere, dopo una serie di corridoi e di scale, un’auto con la quale è stato visto allontanarsi. Inevitabilmente entrate e uscite sono state bloccate quando ormai l’assassino era fuggito. In tutto il Tigullio e nell’entroterra sono scattate le ricerche. È stata chiesta anche la collaborazione della polizia. La zona, fino a Genova e oltre, è stata sorvegliata dall’alto con un elicottero, ma in serata dell’uomo che ha ucciso per rubare un cd non c’era traccia. L’episodio ha fatto anche scattare la protesta dei sindacati confederali di categoria, che hanno proclamato una giornata di sciopero, denunciando che «i livelli di sicurezza anche in questo caso hanno seguito la logica del meno costi uguale meno sicurezza».