Uccisa dall’uomo che la violentò dieci anni fa

L’assassino è anche passato con l’auto sul corpo della vittima

Nadia Muratore

da Biella

Ha atteso dieci anni per compiere la sua vendetta, per far tacere per sempre quella ragazza che a soli 15 anni, sfidando avvocati e malelingue, lo aveva denunciato per violenza sessuale. Emiliano Santangelo, 33 anni, originario di Catania ma residente a Carema, in provincia di Torino, ieri mattina ha ucciso con numerosi fendenti Deborah Rizzato, 25 anni residente a Cossato, in provincia di Biella. L'ha aspettata davanti alla fabbrica tessile di Trivero, dove la ragazza lavorava come operaia dall'anno scorso e l'ha aggredita. I colpi, almeno una quindicina di coltellate, sono stati così violenti che anche gli inquirenti, in un primo momento non hanno riconosciuto che quei segni sul corpo della giovane erano stati causati da un coltello. Poi l'assassino ha inscenato un investimento con una vettura che aveva rubato alcuni giorni prima ed è fuggito a bordo dell'auto della sua vittima.
Nel momento dell'aggressione non c'erano testimoni ma quando i carabinieri di Biella, al comando del colonnello Giuseppe Arrigo, hanno ricevuto la segnalazione di uno strano incidente accaduto alla giovane di Cossato, in pochi minuti hanno ricostruito il puzzle che porta dritto a Santangelo Emiliano, celibe, nullafacente, pluripregiudicato e uscito dal carcere tre mesi fa. Perché quello di Deborah, ragazza molto semplice che viveva ancora con i genitori e una sorella, è stato un omicidio annunciato. Annunciato più di dieci anni fa, quando il catanese ha iniziato ad importunare lei e altre due ragazzine fino a quando viene denunciato processato e condannato per minacce, molestie e per violenza sessuale nei confronti di Deborah. In questo modo le tre minorenni sperano di aver messo a tacere il loro persecutore, in realtà Santangelo si scatena solo ora. Con fare minaccioso intima alle ragazze di ritirare la denuncia, di cambiare le loro versioni davanti al giudice. Le terrorizza in ogni modo ma le sue vittime, spalleggiate dalle proprie famiglie non si tirano indietro anzi, a ogni minaccia subìta inoltrano un'ulteriore denuncia nei confronti di Emiliano Santangelo che per questi reati viene condannato a tre anni. L'uomo, dal 1995, per questi e altri reati, entra ed esce dal carcere, fugge più volte dagli arresti domiciliari e continua, in un gioco sadico, a tormentare le sue vittime. In modo particolare Deborah Rizzato, forse perché la più debole del gruppo o forse, come si lascia sfuggire un inquirente per «il modo distorto in cui Santangelo recepisce i rapporti umani». Deborah è spaventata, la sua vita è diventata un inferno e chiede aiuto alle forze dell'ordine, denunciando più volte le continue minacce del suo molestatore. Fino a quando nella fredda mattina di ieri Emiliano Santangelo ha portato a termine il suo piano di vendetta. Santangelo è poi fuggito a bordo della vettura della sua vittima. Sia l'auto che il coltello usato per uccidere Deborah non sono ancora stati ritrovati. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Antonio Bianco e dal procuratore Ugo Adinolfi ora proseguono alla ricerca del fuggitivo che potrebbe aver chiesto aiuto e ospitalità a qualche amico, magari anche lontano dal territorio piemontese.