«Uccisa dalla mano di criminali Il nostro è un dolore immenso»

Nella notte la telefonata della Farnesina. La sorellina di 13 anni non sa ancora nulla

Silvia Marchetti

da Roma

Dopo dieci giorni di silenzio è arrivata la tragica conferma. Benedetta Ciaccia è ufficialmente morta, il suo corpo è stato identificato dalle autorità britanniche. Dalla mattina degli attentati, genitori, parenti e amici sono rimasti sospesi nel limbo della speranza, aggrappati a quella definizione ambigua di «dispersa». Nell’illusione che forse Benedetta si trovasse ancora in qualche ospedale, ovunque, purché non fra le lamiere.
L’ottimismo era l’unica arma contro l’angoscia e la disperazione. Emblematiche le parole del cugino Roberto: «Abbiamo sperato fino all’ultimo che avesse avuto un malore o che avesse perso la memoria. Ma nove giorni di silenzio sono troppi». La telefonata della Farnesina ha colpito nel cuore della notte la casa dei Ciaccia, in via Premosello, a Roma, ha stroncato questo delicato equilibrio portando la «non-notizia», ossia quella che nessuno avrebbe voluto ricevere. La sorella ha ammesso che allo squillo del telefono tutti hanno capito che si trattava di «notizie non piacevoli». Solo due giorni fa il padre era rientrato da Londra.
L’angoscia accumulata si trasforma nella sofferenza di chi ha perso un proprio caro, una sofferenza impossibile da comunicare. Roberto, il papà, accetta di uscire dalla villetta per condividere il suo dolore, e per la prima volta dall’inizio della tragedia parla di Benedetta. «Nessuno può capire cosa sta passando la nostra famiglia: un dolore immenso, impossibile da contenere. Purtroppo mia figlia non c’è più. Non meritava la morte che ha avuto, uccisa da criminali mentre andava al lavoro come tante altre ragazze». Per un assurdo «gioco» del destino, Benedetta aveva preso la Circle Line in ritardo perché il treno da Norwich non era stato puntuale: su quel convoglio scoppiato alla stazione di Aldgate non ci doveva essere.
Roberto è un padre distrutto che tenta di ricostruire l’immagine della figlia: «Era una gran lavoratrice, si era sacrificata tutta la vita per costruirsi da sola il suo futuro. Era partita con tanta voglia di imparare e di affermarsi. E c’era riuscita. Non le ha regalato niente nessuno. Sono orgoglioso di lei».
Molto probabilmente il papà tornerà a Londra in settimana per riportare a casa il corpo di Benedetta, ma da solo. La mamma della ragazza, la signora Lella, resterà a casa. «Ci terrebbe a venire anche mia moglie ma sono contrario», ha raccontato il marito. «È troppo scossa, non dorme da giorni. Vorrebbe addirittura seppellirla con l’abito da sposa». La sorellina Giulia, 13 anni, è al mare e non sa ancora niente. «È convinta che l’abbiamo ritrovata», ha detto tra le lacrime il papà.
Il cugino “Robertino”, che nei giorni scorsi aveva accompagnato il padre di Benedetta a Londra, ha raccontato che Fiaz, il fidanzato anglo-pakistano, non si rassegna alla realtà: «È ancora lì che la sta cercando». Fiaz, dopo aver setacciato Londra alla ricerca di Benedetta, girando ospedali e centrali di polizia foto in mano, parla della loro storia come l’ideale dell’unione fra due culture opposte. Una storia che è ormai un «sogno a pezzi». «Credevamo in fedi diverse - ha raccontato - ma questo non è mai stato un problema. L’importante è che ci amavamo».
A settembre, il cugino “Robertino” avrebbe fatto da testimone alle nozze di Benedetta. I due, vicini d’età, sono sempre stati molto uniti. Si erano visti per un gelato alcune settimane fa, quando Benedetta era tornata a Roma per organizzare il matrimonio. Per il cugino e il resto della famiglia, la cosa più importante ora è «far sapere chi fosse davvero Benedetta». Una ragazza come tante altre, «solare, felice, una grande lavoratrice che nella vita ha fatto scelte dure che non tutti avrebbero fatto. Sono convinto che la sua gioia di vivere non l’abbandonerà mai».