Uccise la fidanzata: trent’anni

Un anno fa l’uomo massacrò la ragazza e poi si piantò un coltello nel petto

Non è valsa, dunque, la difesa di Zabatino, operaio di origini siciliane residente a Trezzo d’Adda, che in una lettera lasciata a casa dei genitori della vittima si diceva «disperato» e «incapace di accettare la separazione da Leonora», e in cui chiedeva «scusa per quel gesto». Quel gesto - ha sostenuto l’imputato in aula - «doveva essere il mio suicidio». L’uomo, infatti, si è sempre difeso sostenendo di essere andato nell’ufficio di via Guido Rossa, dove la ragazza lavorava, per uccidersi davanti ai suoi occhi. E proprio Leonora, nel tentativo di impedire all’ex fidanzato di uccidersi, sarebbe rimasta vittima dell’accoltellamento. Una tesi, questa, che non ha convinto il giudice. Quella lettera - sostiene l’accusa - testimoniava al contrario l’intenzione di Zabatino di «vendicarsi» della separazione avvenuta un anno prima. E anche la dinamica dell’episodio lascia pochi dubbi. Il 20 luglio dello scorso anno, infatti, Zabatino raggiunge Leonora Brambilla nella sede dell’Apa-Confartigianato di Trezzo d’Adda, dove la ragazza lavora come impiegata . Sono le 8.30 del mattino. Con sé ha un coltello. Le chiede di rimettersi con lui, la ragazza rifiuta. Si accende una lite, l’ennesima. La lite diventa aggressione. Spaventata, Leonora fugge in strada chiedendo aiuto, ma l’uomo la raggiunge. E la colpisce ripetutamente con la lama. Dieci fendenti, di cui tre mortali. Poi, davanti al cadavere riverso a terra, si accoltella all’addome.
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