Uccise la moglie gravemente malata: assolto dai giudici

Uccise la moglie, gravemente malata di Alzheimer con un colpo di pistola, chiamò il 113 per costituirsi e agli agenti dichiarò: «L’ho fatto perché non ce la facevo più a vederla soffrire». Ieri mattina, a distanza di quattro anni i giudici della Corte d’assise d’appello hanno clamorosamente assolto Alvaro Colabona, 80 anni, riconoscendo l’incapacità dell’imputato di volere l’omicidio, pur essendo perfettamente capace di intendere. «È stato un istinto, un istinto d’amore», ha ripetuto più volte Colabona durante il processo cui ha sempre assistito al fianco del suo avvocato Vincenzo Galassi, salvo restare a casa ieri, in attesa della sentenza.
Un iter processuale che aveva già conosciuto un primo colpo a sorpresa, con l’annullamento da parte della Cassazione dei primi due gradi di giudizio, durante i quali al Colabona era stata riconosciuta la seminfermità mentale e la condanna a 10 anni. La Cassazione aveva riconosciuto la tesi della difesa, ovvero che a carico dell’uomo vi fosse un difetto di imputabilità, dal momento che i periti avevano riconosciuto la capacità di intendere del pensionato, ma forti dubbi restavano su quella di volere.
Il processo, quindi, è ripartito da zero e ieri la Corte (presidente Catenacci) ha assolto Colabona. Il fatto di sangue risale al 21 ottobre del 2003, quando Alvaro Colabona, 77 anni, stimato avvocato in pensione, esplose un solo ma micidiale colpo di pistola al petto della moglie, Noemi Lolli Ghetti, 72 anni, originaria del paese ciociaro di Ferentino e appartenente a una nobile famiglia (il fratello Glauco, noto armatore, fu anche presidente della Sampdoria).
Quando gli agenti piombarono nell’appartamento di via Perego a Spinaceto trovarono la donna distesa sul letto ormai senza vita e accanto il marito Alvaro: «Non ce la facevo più a vederlo soffrire, ho voluto porre fine alle sue sofferenze», raccontò agli agenti consegnando la pistola Beretta regolarmente denunciata. Una dinamica che l’avvocato ha sempre ripetuto davanti ai giudici.\