Uccise a pugni la fidanzata: pena di 30 anni

Per quaranta minuti ha colpito a pugni la donna con cui da un anno aveva un relazione, solo in faccia, riducendole il naso a una poltiglia, devastandole gli occhi e rompendole la mandibola. E più volte le sbattuto la testa sul terreno, prima di cercare di strozzarla, non riuscendoci a causa di una menomazione alla mano destra parzialmente amputata per un vecchio incidente avvenuto in un oratorio. Poi è rimasto a lungo a guardarla mentre moriva per dissanguamento a causa dell’emorragia al naso, pestandole per quattro volte con violenza le gambe che tremavano negli ultimi istanti di vita. La terribile morte di Monica Savio, 36 anni, è stata in parte ripresa dalle telecamere di un parco ad Arluno. Ieri quelle immagini sono costate a Roberto Cecchetti, grafico di 29 anni, la condanna a 30 anni di reclusione per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Una condanna inflitta con rito abbreviato, dunque con lo sconto di pena che altrimenti sarebbe stata l’ergastolo.
La sentenza è stata emessa dal gup Enrico Manzi e ha accolto la richiesta di pena formulata dal pm Grazia Pradella, pur facendo cadere l’aggravante dei futili motivi contestata nel capo di imputazione. In base a quanto ricostruito dal pm, che nella discussione davanti al giudice ha parlato dell’omicidio come di «un film dell’orrore», il corpo agonizzante di Monica Savio era stato ritrovato da un passante intorno alle 22 nel parco vicino all’autostrada dove Cecchetti, appassionato di kick boxing, era arrivato con lei in macchina. Invano il passante ha chiamato il 118: la 36enne è morta ancora prima di essere portata in ospedale. Il tutto, sosterrà poi lo stesso Cecchetti dopo essersi costituito il giorno successivo, a causa di un litigio scoppiato per la gelosia della stessa vittima, che aveva visto sul cellulare del compagno il numero di telefono di un’altra donna.