Uccise la ragazza: libero per decorrenza termini

Dopo un anno di detenzione e a
pochi giorni dall’udienza preliminare, torna in libertà Luigi Campise, reo confesso dell’omicidio
della fidanzata, Barbara Bellorofonte.

Catanzaro - Dopo un anno di detenzione e a pochi giorni dall’udienza preliminare, che si svolgerà il 30 aprile, torna in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare. E' la storia di Luigi Campise, 22enne reo confesso dell’omicidio della fidanzata, Barbara Bellorofonte, 17 anni, avvenuto a Montepaone nel marzo dello scorso anno.

Salta la custodia cautelare Il tribunale della libertà di Catanzaro ha annullato la decisione del gip con cui era stata concessa una proroga delle indagini chiesta dal sostituto procuratore della Repubblica, Alessia Miele. Il difensore di parte civile, l’avvocato Enzo De Caro, sulla vicenda ha detto che "questa scarcerazione è dovuta alla lentezza della giustizia". "Purtroppo in questi procedimenti sono necessarie consulenze tecniche per le quali c’è bisogno di tempi biblici - ha spiegato - il pm è un magistrato serio, ma in questo caso i fattori che hanno portato alla scarcerazione sono stati altri. La famiglia Bellorofonte è distrutta per questa decisione. E si pensi che ora c’è il rischio che i familiari della ragazza si ritroveranno per strada l’assassino della loro figlia e questo mi pare sia una vergogna".

Il raptus e l'omicidio Il giovane, nel corso di un litigio per futili motivi, sparò quattro colpi di pistola contro la fidanzata. La ragazza fu soccorsa e ricoverata nell’ospedale di Catanzaro dove morì dopo venti giorni. Campise tornò a casa e, dopo essersi cambiato i vestiti, decise di presentarsi spontaneamente ai carabinieri che lo arrestarono.

Il dolore dei genitori della ragazza Sono in lacrime i genitori di Barbara, dopo aver appreso che l’assassino reo confesso della loro figlia è stato scarcerato. Giuseppe Bellorofonte e la moglie Lucia Cosentino ritengono che la scarcerazione è "un vero scandalo". "Questo - ha detto il padre della ragazza uccisa - era un processo che si poteva fare subito. E invece si è voluto attendere tutto questo tempo ed ora ci ritroviamo con l’assassino di mia figlia scarcerato, con la beffa di poterlo anche incontrare per strada, quasi come se nulla fosse successo". Lucia Cosentino ritiene invece che "non è giusto che lui è fuori, libero e noi dobbiamo andare al cimitero a trovare nostra figlia. Al danno ora si aggiunge anche la beffa. Noi siamo distrutti perchè è stata uccisa nostra figlia e, nonostante la nostra vita sia rovinata, non ci viene nemmeno riconosciuta una giustizia adeguata per quanto è accaduto".