Uccise vigilantes Ergastolo a un latitante

Il giudice dell’udienza preliminare Mariolina Panasiti, su richiesta del pm Lucilla Tontodonati al termine del rito abbreviato, ha inflitto l’ergastolo a un uomo accusato di aver ucciso una guardia giurata e di aver tentato di ucciderne un'altra nel corso di una rapina a un furgone porta valori. La condanna è stata inflitta a Giorgio Drovic, 48 anni, nomade, latitante che con il rito alternativo ha avuto come «beneficio», non essendo possibile ridurre una condanna a vita, l’azzeramento dell’isolamento diurno. Nella stessa inchiesta era stato coinvolto un altro imputato, condannato in primo grado a 20 anni ma poi assolto in appello per ragioni formali, mentre un terzo è attualmente a processo.
Giorgio Drovic è accusato di omicidio volontario aggravato dall’averlo commesso per eseguire un altro reato, la rapina, tentato omicidio, rapina, detenzione e porto illegale di armi da guerra, i kalashnikov usati per fare il colpo. Il figlioletto della vittima, una settimana dopo la morte del padre, si era ucciso.
Era il 26 marzo 1994 quando un commando di rapinatori ha assalito il furgone Fidelitas che portava in banca il denaro ritirato dall’Ipercoop Le Torri di via Gozzolini. A bordo c'erano tre guardie giurate e un autista con 320 milioni di lire. Armati di fucili d'assalto Ak47, un Hkg3a3 e una pistola Sauer, i banditi hanno scaricato le armi contro Flavio Galessi, rimasto ucciso, e Alessandro Lazzarone, colpito al collo, al femore sinistro, alla coscia e al braccio destri. Quindi avevano preso i soldi ed erano fuggiti.
Per questi reati sono finiti a processo in tre, grazie alle testimonianze di alcuni pentiti. Uno è stato appunto dopo la condanna a vent’anni, è stato assolto in appello, mentre l’altro è a processo con rito ordinario. Quella di ieri dunque è la prima condanna. Oltre all’ergastolo, comunque, il giudice Panasiti ha condannato Giorgio D. al pagamento di un'ingente provvisionale immediatamente esecutiva pari a 150mila euro a ciascuna parte civile: la moglie della vittima, costituitasi anche in qualità di erede del figlio morto, e la figlia. Il gup ha ora 90 giorni per depositare le motivazioni della sentenza.