Uccisi in tribunale, l'omaggio di Milano riempie il Duomo

Il cardinale Scola: «Vittime i giusti, ma preghiamo per l'assassino» Cordoglio del capo dello Stato e dei presidenti di Camera e Senato

Sono funerali di Stato e funerali sobri, come sobrio è l'ordinario eroismo di questi uomini caduti nell'adempimento del proprio dovere. Nel Duomo di Milano, vegliati dai carabinieri tra le corone di fiori e i gonfaloni, i feretri del giudice Fernando Ciampi e dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani sono rivolti all'altare. Le loro toghe, sul legno della cassa, ricordano come sono caduti, in tribunale, mentre cercavano di fare giustizia. E perché in prima fila c'è il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con le massime autorità dello Stato, e perché in Duomo e fuori, in piazza, tanti milanesi battono le mani. «Vittime che sono testimoni giusti, giusti perché quotidiani e discreti servitori del bene comune» dice il cardinale Angelo Scola nella sua omelia.

Uomini giusti e normali. Vedendo in chiesa Adriano Galliani, la scopri ancora una volta questa normalità: Loris Appiani era un fan sfegatato del Milan, come tanti, e per questo lo zio del giovane avvocato ucciso ha invitato Galliani. Uomini giusti e normali come molti cittadini che hanno riempito la cattedrale alle quattro di pomeriggio di un giorno feriale per entrare in questa ferita di Milano, avvicinarsi ai corpi di questi due uomini di giustizia. Medicinali per guarire ne prescrive il vescovo Scola: «Maggior responsabilità, «sistematica educazione civica, morale, religiosa». Quell'amicizia civica che significa anche «mantenere desta la loro memoria», non lasciarli cadere nell'«oblio».

Pregare per l'assassino, perché chieda perdono. Lo chiede l'arcivescovo perché questo «sciagurato pluriomicida», Claudio Giardiello, «prenda consapevolezza del terribile male che ha compiuto fino a chiederne perdono a Dio e agli uomini che ha così brutalmente colpito». Chiedere perdono per essere perdonati. Perdono. La parola risuona tra le navate di questi funerali senza rabbia: un'eco composta alla brutalità degli omicidi. Sulle sue stampelle di uomo ferito, passa Stefano Verna, il commercialista colpito a un piede e a una coscia da Giardiello. «Bisogna pregare per lui, penso sia difficile ma giusto. In qualche modo credo che bisogna cercare di perdonare», dice Verna alla fine della Messa, commentando le parole del cardinale.

Tante le autorità: con Mattarella, i presidenti del Senato, Piero Grasso, e della Camera, Laura Boldrini, i vertici di Consulta e Csm, il procuratore Bruti Liberati. Tanti politici: accanto al sindaco Giuliano Pisapia con la moglie Cinzia, al presidente della Regione, Roberto Maroni, ecco Pierfrancesco Majorino, Emanuele Fiano, Marco Granelli, Daniela Benelli. Un nutrito gruppo di donne di Forza Italia: Mariastella Gelmini, Laura Ravetto, Daniela Santanché. Molti consiglieri: Giulio Gallera, Umberto Ambrosoli, Pietro Tatarella, Manfredi Palmeri, Andrea Mascaretti. C'è Silvia Sardone, nelle prime file dei banchi di amici delle vittime: era legata a Loris e alla sua famiglia. Come altri giovani avvocati e magistrati, meno noti, dall'aria incredula, come tanti importanti colleghi dai volti conosciuti e dai nomi importanti. Siedono in una cattedrale dove si celebrano funerali di Stato per il tuo giudice, per il collega dello studio accanto, morto perché lavorava, in un giorno come tanti altri.